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1 agosto 2007

A Palermo un ulteriore episodio di pregiudizio contro i rom.

Pregiudizio e psicosi collettiva, sono questi i motivi per cui il giudice per le indagini preliminari di Palermo Maria Elena Gamberini ha scarcerato la donna rumena accusata di tentato rapimento di un bambino di 3 anni.
La vicenda, ampiamente ripresa dai giornali siciliani, si è svolta lo scorso 28 luglio a Isola delle Femmine, nel palermitano.
La donna, Maria Feraru, rom di 45 anni, che si avvicina al bambino e che subito viene accusata di volerlo rapire nascondendolo sotto l’ampia gonna. Ruolo chiave nella vicenda è quello svolto da una testimone che, fin dal primo interrogatorio condotto dalla compagnia dei carabinieri, ha affermato di essere letteralmente “terrorizzata dagli zingari”. Un pregiudizio ribadito dalla teste anche martedì mattina, davanti al pubblico ministero Ennio Petrigni, che, per niente convinto, ha voluto risentirla. La testimone ha detto di aver avuto paura, di avere provato la sensazione che Maria Feraru stesse tentando di portare via il bimbo di tre anni. Una posizione che, dopo avere ricostruito minuziosamente i fatti con gli inquirenti, la testimone ha ritrattato ammettendo che non era stata la zingara a correre verso il bambino, ma il piccolo a scappare verso l'uscita dello stabilimento e che sia stato fermato dalla Feraru per evitare pericoli.
Insomma, come la stessa testimone ha riconosciuto, “si è trattato di un fuoco di paglia”.
Durissimo il Gip Gamberini che ha deciso la scarcerazione nella serata di ieri “Il gesto compiuto dalla nomade se posto in essere da una qualunque altro bagnante sarebbe stato interpretato quale manifestazione delle più varie intenzioni: dalla coccola verso il bambino, al tentativo di fermarlo mentre correva verso la strada. La teste ha invece valutato la condotta della donna come atto diretto al rapimento solo perché commesso da una zingara” ha motivato nella sentenza.
Per l’avvocato Mariella Marchione che ha difeso la nomade “la mia cliente è stata solo vittima di un pregiudizio. Se non fosse stata una nomade, ma un'italiana, tutto questo non sarebbe accaduto”.
(Al. Col.)





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