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28 agosto 2007
Roma: dopo le polemiche sulla moschea non autorizzata a Piazza Vittorio, la consigliera Coen dichiara che i luoghi di culto per i cittadini stranieri non sono sufficienti.
Sono ancora pochi i luoghi di culto per gli immigrati a Roma. A denunciarlo è stata la consigliera delegata all'Ufficio per la Multietnicità, Franca Eckert Coen, in un’intervista rilasciata al settimanale Vita dopo le polemiche sorte per la mancata autorizzazione comunale all’apertura di una mosche a Piazza Vittorio.
“Le richieste di autorizzazione al Comune per l’apertura di luoghi di culto sono molte e alcune attendono una risposta da secoli” spiega la Coen. “Otto sono in giacenza dalla comunità ortodossa e dalla congregazione cristiana dei testimoni di Geova”.
Secondo uno studio della Caritas diocesana di Roma, sono oltre 200 i luoghi di culto e di preghiera per gli stranieri nella Capitale. I cattolici hanno a disposizione 132 chiese (tra cui 39 per la comunità filippina, 12 per i polacchi, 5 per i francesi, 4 per gli ucraini). I protestanti, secondo gruppo per presenze, si riuniscono in 26 templi tra cui dodici delle chiese avventiste e quattro valdesi, seguiti dagli ortodossi, dai musulmani, dagli ebrei e dai buddisti.
Le strutture esistenti si trovano soprattutto nel centro storico, ma arrivano richieste di nuovi centri di preghiera anche dalla periferia: Laurentina, Fidene, Ostia, Spinacelo e Torre Angela.
(Al. Col.)
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