• Dicembre 2007
• Novembre 2007
• Ottobre 2007
• Settembre 2007
• Agosto 2007
• Luglio 2007
• Giugno 2007
• Maggio 2007
• Aprile 2007
• Marzo 2007
• Febbraio 2007
• Gennaio 2007
|
17 dicembre 2007
Flussi 2007: un primo bilancio.
Sistema tecnologico, macchina organizzativa e comunicazione hanno funzionato a dovere. Sono invece forti le perplessità sui criteri di distribuzione delle quote.
I numeri parlano chiaro: la valanga di richieste, oltre 355mila, trasmesse sabato non è frutto di scarsa informazione o di inesatta comprensione. Chi ha trasmesso le domande ha capito perfettamente che dovevano essere inoltrate solo le richieste per i lavoratori stranieri provenienti dai quattordici Paesi "privilegiati".
E questa è veramente la beffa: i Paesi che hanno sottoscritto accordi con l'Italia, che li hanno rispettati (probabilmente chi più chi meno) oggi tutto hanno ricevuto tranne che il premio che i loro lavoratori si aspettavano.
Su 170mila quote, solo il 27,6% è stato riservato ai lavoratori "privilegiati".
Il numero delle registrazioni degli utenti alle 7 di sabato mattina già dimostrava che la stragrande maggioranza delle richieste riguardava proprio questi Paesi con ben 382.033 richieste, poi confermate dalle domande pervenute a fine giornata.
Non poteva essere diversamente.
I Paesi "privilegiati" già costituiscono le principali comunità straniere non Ue in Italia: il Marocco e l'Albania sono i primi due Paesi con oltre 380mila presenze ognuna (stima Caritas), cioè il 22% di tutta la popolazione extracomunitaria; dei restanti dodici Paesi, Filippine, Moldavia, Pakistan, Ski Lanka, Senegal, Tunisia, Egitto, sono presenti in Italia con ben 750mila soggiornanti regolari, il 24% della popolazione extracomunitaria.
Partendo da questi numeri, è del tutto ovvio che le richieste di nulla osta siano ad essi proporzionali: si tratti di reali o pretestuose richieste, queste seguono di norma il criterio della catena migratoria e si tende ad assumere più facilmente il fratello o l'amico del dipendente o del conoscente o il proprio il parente.
Invece - stando ai numeri - è accaduto esattamente il contrario: solo una parte infinitesimale dei lavoratori appartenenti ai Paesi "privilegiati" avrà l'opportunità di essere assunta, mentre la maggior parte dei datori di lavoro che avrà puntato su lavoratori appartenenti a Paesi che con l'Italia non hanno sottoscritto accordi (che rappresentano circa la metà della popolazione straniera in Italia) avrà molte più chances di ottenere una quota.
È stata una scelta politica precisa? Se così fosse sembrerebbe poco ragionevole, visto che proprio il testo unico sull'immigrazione prevede quote riservate in favore di Paesi che collaborano nelle politiche di regolamentazione dei flussi di ingresso e nelle procedure di riammissione.
Oppure si è semplicemente sottostimato il problema?
Infine alcune indicazioni sulle domande pervenute su cui sarà utile soffermarsi nei prossimi giorni quando verranno diffusi anche i dati sui datori di lavoro:
- i marocchini, con 97mila domande primi nella graduatoria delle richieste, sorprendono per il numero di domande di nulla osta lavorativo per lavoro domestico (56mila) e per aver raddoppiato le domande rispetto a quelle presentate nel decreto del 2006 (53mila);
- la forte richiesta di domande per lavoro domestico da comunità che tradizionalmente non hanno presenze in questo comparto lavorativo: Bangladesh, India, Pakistan e Algeria, oltre al Marocco. Per questo è importante incrociare tali dati con quelli dei datori di lavoro per vedere se si configura una sorta di “sponsorizzazione” mascherata;
- tutte le comunità hanno superato per numero le richieste delle quote 2006, ad eccezione dell’Albania (27 mila) che ne ha avute circa 2mila in meno. Tale incremento è stato notevole per Marocco, India, Bangladesh, Sri Lanka, Pakistan e Tunisia che hanno avuto quasi il doppio delle richieste.
(Red.)
|