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20 dicembre 2007
Agricoltura: sono 161mila i non comunitari impiegati nel settore.
Presentato il rapporto Inea: nel 2006 incremento di addetti del 7%. Si registra un processo di “regolarizzazione” dei contratti. Immigrati presenti anche come imprenditori.
Il settore agricolo dipende sempre più dalla manodopera straniera con una progressiva emersione del lavoro nero che ha caratterizzato l’immigrazione, e non solo, in questo comparto.
È quanto emerge dall'annuario dell'agricoltura italiana 2006, presentato dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria (Inea).
Nel 2006, in Italia, erano presenti 161 mila immigrati impiegati in agricoltura, il 7,3% in più rispetto al 2005 con un processo di “regolarizzazione” contrattuale in fase avanzata.
Dal rapporto emerge che le condizioni di irregolarità sono dovute non solo alla mancanza di un rapporto formalizzato ma anche al cosiddetto “lavoro grigio”, che si concretizza in contratti regolari a cui corrisponde un tempo di lavoro effettivo maggiore di quello stabilito dalle norme contrattuali e un numero di giornate prestate inferiore a quelle dichiarate.
“Nonostante il fatto che l'agricoltura italiana, a causa della stagionalità e dei faticosi ritmi di lavoro non sembra aver avuto, se non per motivi di necessità, un grande richiamo, si cominciano a intravedere segnali, seppur modesti ma indicativi di una nuova tendenza, di un maggiore radicamento e relazione stabile con il mercato del lavoro dei cittadini extracomunitari” ha affermato Lino Rava, presidente dell’Inea alla presentazione del Rapporto.
In particolare, l'annuario Inea documenta la nascita di imprese agricole a titolarità extracomunitaria, la creazione di cooperative di servizi composte da lavoratori extracomunitari, l'affidamento a questi della gestione delle aziende agricole, alla crescita professionale e al maggiore inserimento nelle fasi a valle delle filiere produttive.
(Al. Col.)
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