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21 giugno 2007
Il Ministero dello sviluppo economico precisa che l’esperienza fatta all’estero non è sufficiente per il cittadino extracomunitario per aprire un bar o un ristorante in Italia.
Il Ministero dello sviluppo economico ha recentemente chiarito alcuni dubbi relativi ai requisiti richiesti ai cittadini extracomunitari che intendono aprire esercizi commerciali per la somministrazione di alimenti e bevande.
È un tema di particolare interesse in quanto sono numerosissimi i cittadini stranieri impiegati nel settore e che ad un certo punto desiderano avviare un’attività autonoma.
La legge (la n. 287, ora modificata dalla legge 4 agosto 2006, n.248) stabilisce che il titolare dell’impresa (bar, ristorante, pizzeria, e simili) deve, tra l’altro, aver frequentato con esito positivo specifici corsi professionali istituiti o riconosciuti dalle regioni o dalle province autonome di Trento e Bolzano, oppure corsi di una scuola alberghiera o di altra scuola a specifico indirizzo professionale, oppure deve aver superato presso la camera di commercio un esame di idoneità all'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e di bevande.
La qualifica professionale, invece, è data per posseduta se il titolare è in possesso di titolo di studio universitario o di istruzione secondaria superiore oppure se ha prestato servizio, per almeno due anni, presso imprese esercenti attività di somministrazione di alimenti e di bevande, in qualità di dipendente qualificato addetto alla somministrazione, alla produzione o all'amministrazione.
Problemi si pongono quando il cittadino extracomunitario non abbia acquisito né titoli né esperienza in Italia, ma solo nel suo paese di origine.
In questi casi, secondo le indicazioni fornite dal Ministero, la pratica commerciale svolta all’estero non può essere equiparata a quella svolta in Italia al fine di comprovare i requisiti professionali.
Unica possibilità, qualora abbia conseguito all’estero un titolo di studio o di qualificazione professionale, è quella di richiedere al Ministero dello sviluppo economico il riconoscimento dei titoli. In questo caso i titoli dovranno essere tradotti, legalizzati e validati dagli uffici diplomatici italiani e sottoposti all’esame del Ministero che li valuterà di volta in volta per stabilire se siano validi ai fini del riconoscimento.
(Red)
Meeting della Società Geografica Italiana "Migrazioni e Cittadinanza".
Inizia oggi a Roma il meeting della Società Geografica Italiana che avrà come tema Migrazioni e cittadinanza: il ruolo delle metropoli nel processo di allargamento dell’Unione Europea. L’incontro annuale dei geografi, che si terrà fino al 23 giugno presso Villa Celimontana (Palazzetto Mattei), è organizzato nell’ambito del Meeting Europeo dei Professori Universitari promosso dall’Ufficio di Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma.
Tra le ricerche che verranno presentate nel convegno: l’immigrazione cinese in Lombardia, il mutamento dei piccoli centri molisani con la presenza dei cittadini stranieri, un focus sul processo interculturale nelle maggiori città italiane.
Maturità: il tema storico dedicato all’immigrazione.
Iniziati ieri gli esami di maturità con il tema di italiano e, tra le tracce, quella ad indirizzo storico ha riguardato l’impatto dei flussi migratori sul futuro dell’Europa.
Unanimi i consensi sulla scelta dell’argomento, soprattutto perché inserito nella categoria storica e non in quella dell’attualità.
“È importante aver proposto all'esame di maturità un tema sull'immigrazione”, ha dichiarato il ministro per solidarietà sociale Paolo Ferrero. “Sarebbe utile analizzare successivamente i testi per vedere come i giovani vedono l’immigrazione, anche se temo che ne abbiano una percezione completamente distorta”.
Eurispes: 116 mila abitazioni acquistate dagli immigrati nel 2006.
116 mila cittadini stranieri hanno acquistato un alloggio nel corso del 2006 investendo 11,9 miliardi di euro. È quanto emerge da un’indagine Eurispes-Regione Lazio, presentata lo scorso 19 giugno a Roma.
Prima del 1997 quasi il 100% della domanda abitativa degli immigrati era rivolta all'affitto mentre nel quadriennio 2001-2004 e nel corso del 2005 è aumentato il numero di immigrati proprietari di case (506mila), soprattutto nelle periferie delle grandi città e nei cosiddetti quartieri multietnici.
Un orientamento che sembra confermato per il 2006 dall'indagine su un campione di 620 agenzie immobiliari.
Nel Lazio la compra-vendita di case da parte degli immigrati sul totale delle compravendite si attesta al 13%, valore in media con le altre regioni a forte presenza di immigrati (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna).
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