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28 giugno 2007

Espulsione revocata perché la figlia rischia l’infibulazione.

La storia della trentanovenne nigeriana Oghowen Agbi e dei suoi tre bambini si è forse definitivamente risolta per il meglio. La commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, infatti, ha accolto il suo ricorso contro il decreto di espulsione della Questura di Perugia, con la motivazione che la figlia, una bimba di 7 anni, rischierebbe l’infibulazione una volta rimpatriata.
La vicenda, resa nota dal quotidiano La Nazione, era cominciata nel marzo del 2006 quando alla donna, separata dal marito e madre di due ragazzi ed una bambina, viene notificato il decreto di espulsione della questura di Perugia che li intima a lasciare l'Italia entro cinque giorni.
La signora Agbi, assistita dagli avvocati Silvia e Fabrizio Ceppi, ricorre prima al giudice di pace e successivamente alla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato. I suoi legali motivano il ricorso sostenendo che la bambina, di religione cattolica, rischierebbe di essere sottoposta alla pratica di infibulazione se dovesse tornare nel proprio paese.
Tale pratica, si sostiene nel ricorso, è da considerarsi una vera e propria mutilazione sessuale condannata dalla Convenzione di Ginevra.
Nei giorni scorsi la Commissione territoriale, pur non concedendole lo status di rifugiata, ha stabilito che la donna ha diritto ad ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ora, assistita dalla Caritas di Città di Castello e con i figli che frequentano regolarmente asilo e scuola, aspetta l'arrivo del sospirato permesso di soggiorno.
(Al. Col.)


A Firenze la prima Conferenza Annuale sull’Immigrazione il 21 e 22 settembre.

Si svolgerà il 21 e 22 settembre a Firenze la prima conferenza Annuale sull’Immigrazione organizzata dal Ministero dell’Interno e dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci). A darne notizia un comunicato del Viminale che illustra anche il programma dell’incontro “l'integrazione degli stranieri, con al centro le esperienze del territorio e uno sguardo proiettato sull'Europa”.
Alla due giorni, che si terrà a Palazzo Vecchio, interverranno amministratori locali e regionali, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e datoriali, le organizzazioni impegnate nel settore dell'immigrazione, esponenti del Governo.
Nella prima giornata i sindaci di grandi aree metropolitane, assieme a responsabili delle politiche dell'immigrazione di Francia, Germania e Olanda discuteranno delle esperienze nate sul territorio e della costruzione di nuovi modelli. La conclusione di questa parte sarà dedicata al ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero.
La kermesse proseguirà il giorno successivo con le riflessioni di Alain Touraine, Klaus Bade e Trevor Phillips. Chiuderanno il convegno il sottosegretario Marcella Lucidi, Vasco Errani, Franco Frattini, Giuseppe Pisanu e il ministro dell'Interno Giuliano Amato. (Al. Col.)


Indagine della UIL romana sugli immigrati nell’edilizia.

Hanno un’età media di 35 anni, vivono a Roma da oltre 5 anni, risiedono per lo più nei quartieri periferici della Capitale (80%) e si spostano con i mezzi pubblici, lavorano con la qualifica di operai (45%) ed operai specializzati (33%).
È l’immagine degli immigrati impiegati nell’edilizia nella provincia di Roma che emerge da un’indagine della Feneal Uil di Roma che ha intervistato oltre mille lavoratori.
Gi europei sono la netta maggioranza (81,8%), seguiti dagli africani (il 9,1%) e dai latino americani (6,1%). Sono emigrati avendo come destinazione l’Italia (97%) e spinti dalla ricerca di lavoro. La maggioranza, il 75,8%, ritiene questa una parentesi della vita e si dice disponibile a rimpatriare non appena troverà le condizioni necessarie.
Dalla ricerca emerge un elevato livello di istruzione dei lavoratori immigrati, in modo particolare se confrontato con i colleghi italiani: il 39,4% possiede un diploma di istruzione secondaria, il 9,1% una laurea o un diploma universitario.
L'87% è dipendente di un imprenditore italiano mentre il 15,1% non conosce il proprio datore. Il 12,1% degli intervistati ammette di non avere il permesso di soggiorno; il 24,2% possiede la carta di soggiorno; il 54,6% ha il permesso di soggiorno; il 9,1% ha ottenuto al cittadinanza italiana.
Senza problemi l’insediamento nel territorio romano: il 3% ha acquistato una casa, mentre il 69,7% ha un contratto regolare di affitto. Il 18,2% risiede presso alloggi di parenti, amici o conoscenti.
I dati confermano la disponibilità del lavoratore straniero ad integrarsi nel territorio. Non esistono tabù che possono frenare un tale processo. Serve invece una svolta capace di rompere gli steccati, anche culturali, di chi amministra il bene pubblico, che impediscono una piena e soddisfacente integrazione sul territorio” ha dichiarato la Feneal Uil in un comunicato nel quale presenta la ricerca.
(Al. Col.)




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