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18 luglio 2007
Cittadinanza: più rigoroso il Tar di Roma rispetto a quello di Milano nell’interpretare i criteri di valutazione della residenza ininterrotta per oltre dieci anni.
Due storie, simili, di stranieri residenti da molti anni a Milano che hanno chiesto la cittadinanza italiana. Ad entrambi rifiutata. Ma, in un caso, il ricorso è stato presentato al Tar di Roma ed è stato rigettato; nell’altro, il ricorso è stato accolto dal Tar della Lombardia.
Il dott. W.A., residente in Italia fin dal lontano 1973, laureato in medicina, quindi internista e poi dipendente di aziende farmaceutiche, coniugato con una connazionale e padre di tre figli già cittadini italiani, si è visto rifiutare la cittadinanza per non aver maturato il periodo di legale residenza nel territorio dello Stato italiano di almeno dieci anni, nonostante la sua presenza - all’epoca della richiesta - quasi trentennale.
Il dott. W.A. si è allora rivolto al Tar di Roma lamentando la violazione di legge, l’eccesso di potere per travisamento dei fatti, ingiustizia ed illogicità manifeste.
Il Tar ha però rigettato il ricorso rilevando insufficiente, per integrare il requisito temporale prescritto dall’articolo 9 della legge 5 febbraio 1992 n. 91, il mero dato della presenza dello straniero nel territorio nazionale da oltre dieci anni, anche se assistita dalla iscrizione anagrafica, occorrendo invece che il soggiorno sia supportato da regolari e continui permessi rilasciati per uno dei motivi previsti.
Il Tar romano ha ricordato nella sentenza depositata in questi giorni che il regolamento di esecuzione della legge sulla cittadinanza considera legalmente residente nel territorio dello Stato “chi vi risiede avendo soddisfatto le condizioni e gli adempimenti previsti dalle norme in materia di ingresso e di soggiorno degli stranieri in Italiaâ€.
Perciò, poiché il dott. W.A. non ha dimostrato, né in sede amministrativa, né nella fase giurisdizionale, di avere la continuità dei permessi di soggiorno, ed in definitiva una residenza ininterrotta nel territorio italiano, essendosi lo stesso più volte allontanato per motivi di lavoro, non può ottenere la cittadinanza.
Sempre in questi giorni il Tar di Milano ha invece accolto il ricorso di S.W.A., anch’ella destinataria di un decreto di rifiuto della cittadinanza italiana in quanto non aveva adempiuto interamente gli obblighi relativi al permesso di soggiorno, così risultando per un breve periodo priva di permesso.
Il Tar lombardo ha rilevato che dalla certificazione anagrafica in realtà risultava che la ricorrente aveva risieduto fin dal 1989 nel Comune di Sesto San Giovanni e che pertanto doveva ritenersi soddisfatto il requisito della residenza ultradecennale, anche perché l’ulteriore requisito della legalità della residenza non poteva derivare dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno nei termini. Questa era stata infatti la motivazione del Ministero dell’interno che aveva fondato il provvedimento di rifiuto sulla non osservanza degli obblighi disciplinanti il soggiorno dal novembre del 1995 al marzo del 1996, data di rilascio del nuovo permesso di soggiorno.
Anche se in questo caso alla decisione del Tar ha giocato favorevolmente il fatto che il periodo “scoperto†dal permesso di soggiorno era stato particolarmente breve e perciò sanato dalla presentazione sia pure tardiva della richiesta di rinnovo del titolo di soggiorno, i giudici lombardi hanno enunciato il principio che per legalità della residenza deve intendersi la residenza anagrafica in conformità alle norme che la disciplinano, anche perché, d’altra parte, gli stranieri privi di permesso di soggiorno non potrebbero essere iscritti nei registri anagrafici dei comuni.
(R.M.)
Studio Inps/Caritas: la retribuzione media degli stranieri è inferiore del 37% a quella degli italiani.
I cittadini stranieri hanno retribuzioni medie inferiori del 37% a quelle degli italiani, guadagnando poco più di 900 euro al mese contro 1.500. È il dato che emerge dal Secondo rapporto su immigrati e previdenza che l’Inps ha condotto in collaborazione con il Dossier Immigrazione Caritas/Migrantes sugli stranieri iscritti all’istituto previdenziale alla fine del 2005.
La retribuzione media è ancora più bassa se si considera il totale degli immigrati iscritti all'Inps in quanto, registrati in sezioni previdenziali separate, vi sono 332 mila lavoratori domestici, con retribuzioni medie di 4.871 euro all'anno, e circa 50 mila lavoratori agricoli con salari di 5.532 euro all'anno. I lavoratori autonomi denunciano cifre più alte (12.420 annui gli artigiani e 13.138 i commercianti) ma si tratta di poco più di 47 mila unità .
Tra gli stranieri, i lavoratori extracomunitari iscritti possono contare su una retribuzione media di 9.423 euro all'anno (785 al mese), contro i 1.200 dei comunitari. I lavoratori dipendenti immigrati sono circa 1,1 milioni (321.154 dei quali donne) per il 69,3% residenti al Nord: l'85,1% sono operai, l'8,9% impiegati e appena lo 0,5% quadri e dirigenti.
Il settore che impiega il numero più alto di extracomunitari è il commercio (343.138), seguito dall'edilizia (184.767) e dalla meccanica (139.793). All'inizio del 2006 l'Inps pagava a cittadini nati all'estero circa 285.000 pensioni di tutte le categorie, tra le quali 112.000 assegni di anzianità .
(Al. Col.)
Piano sicurezza della Capitale: la protesta dei rom.
Rappresentanti di tutti i campi rom di Roma hanno incontrato i giornalisti per denunciare il Piano sulla sicurezza proposto dal sindaco Walter Veltroni e dal Ministro dell’Interno Giulino Amato, che per la creazione di quattro megacampi raccolta, da collocare nell’estrema periferia della Capitale.
Nella conferenza stampa, che si è svolta ieri all’interno dell’Università “La Sapienzaâ€, i rom hanno criticato il piano che, non solo sposterebbe oltre cinquemila persone in luoghi isolati e pericolosi, “ma continuerebbe nella cultura degli accampamentiâ€.
“Vogliamo case e non campi†è stata la denuncia di Graziano Alilovic, portavoce del Campo La Barbuta, e di Meo Hamidovic del Campo Castel Romano.
Critiche ci sono state anche per le associazioni e le cooperative che lavorano nei campi, “che troppo spesso speculano sullo stato di abbandono per ottenere convenzioni e finanziamentiâ€.
Il professore Marco Brazzoduro de La Sapienza, che ha organizzato la conferenza e coordina un gruppo di studio sui rom, ha denunciato le ingenti risorse previste dal piano “undici milioni di euro in tre anni dalla Regione Lazio, quattro milioni dal Comune di Roma e un ulteriore contributo da parte della Provincia di Roma, per continuare la discriminazione e l’emarginazione di seimila persone, che rischiano una vera e propria deportazioneâ€.
Il prossimo 23 luglio è prevista la comunicazione, da parte di una commissione nominata dal prefetto Serra, delle località dove sono previsti gli insediamenti. Nelle scorse settimane una dura presa di posizione contro il Piano c’era stata da parte della Caritas diocesana di Roma, della Comunità di Sant’Egidio, dell’Arci, della Comunità di Capodarco e della Federazione delle Chiese Evangeliche.
(Al. Col.)
Indagine Demos-Limes: procede l’integrazione ed aumenta la paura.
Gli italiani hanno sempre più amici, conoscenti e colleghi tra i cittadini stranieri ma, paradossalmente, aumenta la paura “degli immigratiâ€. È questo il dato che emerge dalla ricerca Demos che verrà pubblicata nel prossimo numero della rivista di geo-politica Limes.
Nel sondaggio campionario di 1329 interviste il 36% degli interpellati dichiara di avere amici tra gli immigrati (era il 35,1% nel 2003); il 35,7% li incontra nel luogo di lavoro (nel 2003 era il 33,2%); il 32,8% ha dei figli che hanno compagni di scuola immigrati (nel 2003 erano il 19,2%); il 27,4% li ha come vicini di casa (nel 2003, il 23%) ed il 23% conosce cittadini stranieri che lavorano come collaboratori domestici a casa propria o in quella di un parente stretto.
Nonostante la conoscenza però, cresce la paura: il 34,6% (era il 26,6% nel 2005) pensa che siano un pericolo per la nostra cultura, identità e religione, il 34,3% (era il 35,1%) una minaccia per l'occupazione.
Le nazionalità con le quali gli intervistati dichiarano ci siano i maggiori problemi per l’integrazione sono i romeni (53%) ed i russi, solo al terzo posto gli immigrati di origine arabo-musulmana.
Per i diritti di cittadinanza nodo cruciale restano le imposte: se gli immigrati le pagano per il 72% hanno diritto al voto amministrativo e per il 68% all’edilizia popolare.
Il periodico Limes ritiene paradossale l’approccio italiano all’immigrazione, spiegabile con il tessuto urbano del Paese “fatto in larga misura di piccoli paesi anziché di grandi centri e banlieues, ha attenuato l'impatto del fenomeno, favorendo livelli di integrazione piuttosto elevatiâ€.
(Al. Col.)
Comunicare la tratta degli esseri umani: nasce un manuale con le linee guida.
Presentato ieri il manuale sulle Linee guida per il trattamento dell'informazione in tema di tratta di esseri umani promosso dall'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della Stampa in collaborazione con il Segretariato Sociale Rai, il Dipartimento per i Diritti e le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Aiccre, associazione italiana del Consiglio dei Comuni e Regioni d'Europa.
La guida, realizzata nell’ambito del Progetto “Equal Tratta No! Un altro punto di vistaâ€, ha l’obiettivo di eliminare ambiguità nel linguaggio, fornire un'informazione documentata e corretta, non sensazionalistica, riconoscere e proteggere la vittima in quanto tale. Dalla definizione di tratta di esseri umani alle cause del fenomeno per arrivare a come i mezzi di comunicazione devono informare sulla problematica evitando stereotipi e false credenze. Un decalogo per gli addetti ai lavori che coinvolge tutte le aree della comunicazione e della politica.
(Al. Col.)
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