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20 luglio 2007
Anci: comuni senza strumenti per eseguire i controlli per i cittadini neocomunitari.
“I comuni non hanno gli strumenti per eseguire i controlli previsti dalla decreto 30/2007 per verificare lo status di legittimità dei cittadini comunitari” così il primo cittadino di Ancona, Fabio Sturani, responsabile dell’Anci per l’immigrazione, ha risposto alle prese di posizione del sindaco di Verona, Flavio Tosi, che chiedeva maggiori controlli delle forze dell’ordine per attuare il decreto “che consente l'espulsione dal nostro paese anche di cittadini dell'Unione Europea non in grado di provvedere al sostentamento proprio o delle loro famiglie”.
Il sindaco scaligero, in un comunicato diffuso ieri, si appella al Prefetto perché “il problema sta diventando particolarmente acuto in quanto l'entrata nella UE della Romania potrebbe legalizzare la presenza nel territorio comunale di persone, non solo rom o altre etnie, che creano particolari tensioni sia dal punto di vista della sicurezza pubblica che della microcriminalità”. Le dichiarazioni del sindaco veronese seguono di pochi giorni quelle della giunta comunale di Milano che si era espressa con medesime posizioni.
Il decreto Legislativo 6 febbraio 2007 n. 30, emanato per recepire la Direttiva UE 2004/58/CE, stabilisce nuove regole per l’ingresso ed il soggiorno sul territorio nazionale dei cittadini comunitari. In esso è previsto anche che questi possano essere allontanati “qualora vengano a mancare le condizioni che determinano il diritto di soggiorno dell'interessato”. In particolare, per soggiorni superiori a 3 mesi, si richiede al cittadino comunitario “di disporre, per sé stesso e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti, per non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato durante il periodo di soggiorno, e di un'assicurazione sanitaria o di altro titolo idoneo comunque denominato che copra tutti i rischi nel territorio nazionale”. La nuova normativa inoltre, delega ai comuni l’onere di “verificare i requisiti per il soggiorno superiore a tre mesi”.
Proprio queste due ultime disposizioni, i requisiti si soggiorno e la relativa verifica, hanno ispirato le iniziative degli amministratori di Milano e Verona.
Per Sturani “è ovvio che per come le cose si sono messe stanno scaricando sui Comuni la responsabilità e la verifica dei requisiti soggettivi degli immigrati neocomunitari, in particolare rumeni e bulgari. Pensiamo invece che gli accertamenti siano competenze della Questura, per la sicurezza, e dell'Inps e dei datori di lavoro, per i contributi. Con il ministero dell'Interno si sta cercando di predisporre una nuova applicativa ed il potenziamento degli enti di controllo”.
Un’ulteriore problema è la possibile discriminazione che tali controlli, se applicati soltanto a romeni e bulgari, potrebbero comportare. Nel decreto che recepisce la direttiva comunitaria si stabilisce il diritto di entrata e di uscita dei cittadini comunitari “senza pregiudizio delle disposizioni applicabili ai controlli dei documenti di viaggio alle frontiere nazionali”. Ciò comporta che le verifiche non siano fatte soltanto su uno o alcuni gruppi nazionali ma che abbiano ad oggetto tutti i cittadini UE soggiornanti e che, comunque, per quanto riguarda i riscontri sulle dichiarazioni rese all’ufficiale d’anagrafe, esse, in base al diritto nazionale (dPR 445/2000), siano effettuate a campione e non certo a tappeto.
(Alberto Colaiacomo)
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