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26 luglio 2007

Il vice presidente UE Frattini propone di intensificare la collaborazione con la Libia per contrastare i trafficanti.

La conclusione della triste storia delle infermiere bulgare accusate di aver provocato infezioni di Aids in Libia e graziate dopo sette anni di carcere dal presidente Gheddafi sembra aprire nuovi sbocchi per la lotta dell’immigrazione clandestina.
In una nota il vice presidente della Commissione Europea Franco Frattini spiega “l'Europa è ora pronta a promuovere una collaborazione più efficace ed intensa con la Libia, per sviluppare la strategia di 'approccio globale' verso l'immigrazione”. Il rappresentante italiano nella Commissione Ue propone al governo libico “una più intensa cooperazione nel settore dell'immigrazione soprattutto in considerazione della posizione geograficamente e politicamente strategica della Libia”.
Frattini ricorda come alcuni progetti siano in atto tra l’Europa e il governo di Tripoli, in particolare una missione Frontex che ha stilato un piano di intervento per la frontiera sud del paese africano, particolarmente esposto ai traffici criminali.
Dobbiamo aiutare la Libia a controllare centinaia di chilometri di frontiera nel deserto ai confini con il cuore dell'Africa sahariana. Il potenziamento dei sistemi tecnologici, anche satellitari, di vigilanza e prevenzione contro il traffico di esseri umani e l'immigrazione clandestina rappresenterà un importante fattore perchè la Libia aderisca all'invito di collaborazione operativa con le missioni europee di prevenzione nel Mediterraneo centrale. L'obiettivo è contribuire al salvataggio di vite umane ed al contrasto dei flussi immigratori illegali organizzati da gruppi criminali”.
(Al. Col.)





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