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28 novembre 2007

Cittadinanza negata alla moglie per colpa del marito legato alla criminalità.
Per il Consiglio di Stato la valutazione di “meritevolezza” della concessione deve tenere conto dell’intero quadro familiare.


Il fatto: una donna straniera, maturati dieci anni di residenza in Italia, ha inoltrato la richiesta di cittadinanza italiana, rigettata dal Ministro dell’interno a causa della pessima condotta del marito, anch’egli extracomunitario, più volte condannato per gravi reati e legato ad ambienti della malavita locale e straniera.
Perduto un primo ricorso al Tar, la donna si è vista rigettare anche l’appello dal Consiglio di Stato che, con una sentenza di alcuni giorni fa, ha motivato la propria decisione sulla necessità di valutare l’interesse pubblico alla concessione della cittadinanza sotto le prospettive di un ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante, sotto il profilo dell’apporto lavorativo e del rispetto delle regole del Paese stesso, non solo con riferimento alla condotta della richiedente, ma anche a quella del nucleo familiare ed in particolare alla condotta del coniuge.
(Red.)






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