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24 ottobre 2007
Seconde generazioni a quota un milione. La Fondazione Agnelli presenta una ricerca empirica sulle aspettative dei giovani immigrati.
Saranno un milione a inizio 2008 i figli degli immigrati che risiederanno in Italia secondo una stima della Fondazione Agnelli presentata ieri nell'ambito di Melting Box, la Fiera dei diritti e delle Parti opportunità che si sta svolgendo al Lingotto di Torino.
Secondo lo studio, per effetto dei ricongiungimenti familiari e delle nuove nascite, nella grandi città del Nord un nato su tre è straniero, gli attuali 900 mila figli di immigrati stimati nel gennaio di quest'anno, sfioreranno il milione all'inizio del prossimo
Le stime considerano i nati in Italia da genitori stranieri (incluse le coppie miste) - che rappresentano le seconde generazioni in senso stretto - e le cosiddette generazioni frazionali: la generazione 1,75 (i giovani nati all'estero e immigrati in Italia in età prescolare, ovvero 0-5 anni), la generazione 1,5 (i giovani stranieri immigrati in età comprese nella fascia 6-12 anni) e la generazione 1,25 (i giovani stranieri immigrati in età compresa tra i 13 e i 17 anni). Oggi in Italia, sono prevalenti soprattutto gli ultimi due gruppi, formati da ragazzi che hanno iniziato il proprio percorso di socializzazione e di scolarizzazione nel Paese d'origine e sono perciò portatori di difficoltà specifiche, prima fra tutti l'apprendimento dell'italiano ma, con il passare del tempo, crescerà la percentuale di figli di stranieri nati e interamente scolarizzati in Italia le cui aspettative tenderanno ad avvicinarsi sempre più a quelle dei coetanei italiani.
“Le seconde generazioni sono già oggi una realtà di dimensioni importanti. L'accelerazione della loro crescita ci chiede di accelerare i nostri tempi di reazione nel capire le domande e i problemi che esse ci porranno. Nella scuola e nella vita quotidiana stanno dimostrando voglia di fare e di crescere, di diventare cittadini a pieno titolo e persone realizzate nella vita e nel lavoro” ha dichiarato Marco Demarie, direttore della Fondazione.
La Fondazione, oltre alle stime sulle presenza dei giovani immigrati, ha illustrato la ricerca empirica Approssimandosi. Vita e città dei giovani di seconda generazione a Torino realizzata nell'ambito del programma Persone, Generazioni, Sviluppo, attraverso il coinvolgimento a vario titolo di oltre 900 giovani immigrati o d'origine straniera fra i 12 e i 21 anni nel capoluogo piemontese (sui circa 7.600 presenti nell'area in quella fascia d'età, uno su otto). Un campione ampio, ponderato per età, nazionalità e genere, che ci parla di Torino, ma che rimanda a situazioni diffuse in ogni città italiana.
Dalla ricerca emerge che l'età dei giovani all'arrivo in Italia è determinante nell'orientare, in linea di tendenza, le traiettorie e i percorsi di inserimento nel contesto economico e socio-culturale locale. Alla domanda "Ti senti italiano?" risponde positivamente quasi il 60% dei ragazzi di seconda generazione (nati perciò in Italia) e oltre il 50% di quelli giunti nei primi cinque anni di vita, ma solamente il 12% degli immigrati in età adolescenziale (arrivati in Italia fra i 13 e i 17 anni). L'età d'arrivo in Italia conta molto anche nella capacità di stringere rapporti con i coetanei italiani, con i quali il 62% dei giovani di seconda generazione afferma di fare facilmente amicizia, ciò che quasi il 70% degli immigrati giunti in Italia da adolescenti ritiene invece difficile. Va osservato che, in questo caso, sono i giovani cinesi quelli che dichiarano maggiori difficoltà, rispetto alle altre nazionalità, nel fare amicizia con gli italiani.
Emergono dalla ricerca anche i conflitti tra i figli ed i genitori. I primi sono portatori di una 'cultura dell'emigrazione', fatta di permanenze e discontinuità, e sono sensibili allo stile di vita dei loro coetanei italiani.
Nei dati si leggono inoltre differenze di genere piuttosto marcate: sono le donne in molti casi a rappresentare punti di vista più moderni, sullo studio, il lavoro e la famiglia. Per quasi il 70% dei ragazzi (più degli altri, cinesi e romeni) è la famiglia il principale ambito di realizzazione della donna, mentre le ragazze si dividono a metà fra famiglia e lavoro, privilegiando inoltre, più dei maschi, il proseguimento degli studi rispetto a un precoce ingresso nel mercato del lavoro. Tutti o quasi dimostrano, in ogni caso, una forte consapevolezza della necessità di costruire il proprio futuro, una volontà di riscatto (anche se ancora confusi sono gli obiettivi e gli strumenti per realizzarlo sul piano lavorativo) e la coscienza dei sacrifici fatti dai genitori per migliorare la situazione socioeconomica della famiglia.
"La ricerca ci fa capire ancora meglio - ha concluso Marco Demarie - perché le seconde generazioni sono decisive. Non soltanto perché sono numerose e continueranno nel prossimo futuro a crescere con grande rapidità, anche del 20% ogni anno. Non soltanto perché è soprattutto da esse che dipende il reciproco processo d'avvicinamento (o di 'approssimazione', per usare un termine chiave della ricerca) tra immigrati e società ospitante. Ma perché le seconde generazioni e, in generale, la grande maggioranza dei giovani immigrati dimostrano nella scuola e nella vita quotidiana una gran voglia di fare e di crescere, di diventare cittadini a pieno titolo e persone realizzate nella vita e nel lavoro". La ricerca completa è disponibile nel sito: www.fondazioneagnelli.it
(Alberto Colaiacomo)
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