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5 settembre 2007
A Milano, Brescia e Mantova al via il “Progetto intercultura” per le scuole di ogni ordine e grado. 30 classi nella fase sperimentale e successivamente aperto a tutti gli istituti che lo richiederanno.
Prende il via il “Progetto Intercultura”, nato dalla collaborazione tra Fondazione Cariplo, Ufficio Scolastico Regionale e Fondazione Ismu, volto a favorire il processo di reciproca inclusione delle giovani generazioni di immigrati e delle loro famiglie nel tessuto sociale, grazie al rapporto con la scuola e il territorio. Un progetto pilota per le scuole delle province di Milano, Brescia e Mantova che mira a favorire la conoscenza tra studenti italiani e stranieri e tra le loro famiglie per garantire integrazione nella comunità intera.
“Il progetto - come spiegato in un comunicato degli organizzatori - tende a garantire pari opportunità ai ragazzi stranieri facilitando, per esempio, percorsi di conoscenza reciproca tra studenti italiani e stranieri e tra le loro famiglie, grazie all’ausilio delle associazioni presenti nei territori coinvolti. L’obiettivo è quello di sperimentare un modello di accoglienza e integrazione diffondibile e riproducibile”.
Il “Progetto Intercultura” avrà durata pluriennale e si svilupperà a partire da settembre 2007, attraverso una prima fase di sperimentazione su un numero ristretto di 30 scuole di ogni ordine e grado, ognuna delle quali realizzerà il proprio intervento. Per candidarsi alla fase di sperimentazione, le scuole delle tre province interessate troveranno la modulistica necessaria sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale all’indirizzo www.istruzione.lombardia.it.
Non soltanto alfabetizzazione e mediazione culturale, quindi, ma una serie di opportunità per le scuole con l’obiettivo di migliorare le procedure, le strategie e gli strumenti finalizzati all’inserimento degli alunni stranieri, a partire dalle specificità del proprio piano educativo e del contesto di riferimento. “L’ambizione è quella di avviare progetti nelle scuole che abbiano poi continuità sul territorio, affinché i beneficiari degli interventi non siano soltanto gli studenti e gli insegnanti, ma la comunità intera così che l’alunno possa realmente diventare cittadino attivo non soltanto all’interno della propria scuola, ma dentro e insieme alla propria comunità”.
(Al. Col.)
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