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26 settembre 2007
Il Questore di Bologna rilascia il permesso di soggiorno per “protezione sociale” a 12 cittadini moldavi sfruttati in un cantiere edile.
Il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, ha concesso a 12 cittadini moldavi un permesso di soggiorno per protezione sociale, dopo che questi avevano denunciato nel 2006 di essere sfruttati in un cantiere edile nella città emiliana.
Ieri mattina, alla presenza del Sindaco Cofferati e del Questore, i primi due del gruppo hanno potuto ritirare i documenti che consentono loro un soggiorno regolare e la “protezione sociale”, in pratica un percorso di formazione al lavoro e possibilità di inserimento.
I 12 operai moldavi, nella primavera del 2006, denunciarono di essere sfruttati in un cantiere edile a Bologna rivolgendosi al Sindaco Cofferati. Dopo la denuncia e l'avvio del processo, agli immigrati fu concesso un permesso per motivi di giustizia, come prevede l'articolo 11 del regolamento di attuazione della Turco-Napolitano (testo unico 286/1998).
Successivamente, su pressione del Comune e d'intesa con il pubblico ministero bolognese Walter Giovannini, è stato chiesto al ministro dell’Interno Amato l’applicazione dell'articolo 18 del testo unico. Tale disposizione consente il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione sociale alle vittime di racket, ma applicato finora quasi esclusivamente alle prostitute che denunciano i loro sfruttatori. Il 5 agosto scorso, il ministro Amato ha diramato una circolare per invitare i questori ad estendere tale normativa anche ai lavoratori sfruttati e minacciati da organizzazioni criminali. Un documento che ha dato il via libera alla concessione del permesso per protezione ai 12 moldavi, primo provvedimento del genere in Italia.
“Prima della circolare Amato, che di fatto estende l’art. 18 anche ai lavoratori clandestini, era possibile applicare solo la norma sul permesso di soggiorno per motivi di giustizia, che consentiva loro di rimanere in Italia ma che non gli permetteva di lavorare”, ha spiegato il Questore.
Per il Sindaco Cofferati, che è stato vicino ai lavoratori sfruttati durante questo periodo, “questo caso rappresenta un ottimo precedente ma credo che queste situazioni abbiano bisogno di avere condizioni più semplici. È mia intenzione chiedere ai parlamentari bolognesi (se sono d'accordo anche quelli di centrodestra) un atto legislativo che renda il procedimento più semplice da realizzare, e con meno fatica”.
Il Questore ed il Sindaco nell’incontro con i giornalisti non sono entrati nel merito degli aspetti giudiziari della vicenda ma, come ImmigrazioneOggi ha evidenziato nel numero del 6 agosto, una sentenza del Consiglio di Stato (Sez. VI, Decisione n. 6023 del 10 ottobre 2006) specifica che l’art. 18 del T.U. 286/1998 “persegue l’esigenza sul piano sociale di assicurare immediata protezione ad una parte considerata debole (lo straniero vittima di violenza o di grave sfruttamento), onde consentirgli di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti di organizzazioni criminali e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale”. Da tale decisione, se applicata nel caso dei lavoratori sfruttati, consegue che non basta lo sfruttamento per poter beneficiare della protezione consentita dall’art. 18 del T. U., ma la vittima deve essere minacciata da organizzazioni criminali e la protezione temporanea è necessaria per sottrarla a tale stato.
(Alberto Colaiacomo)
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