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27 settembre 2007

Matrimoni misti: proposta di legge bipartisan per superare le difficoltà dei nulla osta “confessionali”.

Una proposta di legge di tre articoli per modificare la normativa sul matrimonio misto: uno per superare la normativa sul rilascio del nulla osta da parte del paese di provenienza; un secondo contro certificazioni false; l'ultimo che prevede l'applicazione della legge italiana per chi vuole sposarsi.
Sono questi i contenuti della proposta di legge “trasversale” per modificare le norme in materia di matrimonio tra un cittadino italiano e uno straniero presentata alla Camera da Jole Santelli (Fi), Daniela Santanchè (An) e Khaled Fouad Allam (Dl).
La proposta mira a tutelare soprattutto le donne straniere provenienti da paesi di tradizione islamica.
Se una donna musulmana vuole sposare un italiano - ha spiegato Santelli - deve richiedere un certificato anagrafico al consolato del suo paese”. Un documento che non viene rilasciato senza la certezza che il futuro marito sia della stessa religione o si sia convertito. Ma questo è contrario alla legge italiana che “prevede la libertà di religione”.
Allo stesso tempo, senza nulla osta, una donna musulmana non può rivolgersi ai tribunali italiani. “Il problema - ha detto Santanchè - è che anche ai nostri tribunali occorre una prova: un documento del consolato il quale attesti che il nulla osta è stato rifiutato per motivi religiosi. Altrimenti le leggi italiane non possono essere applicate”.
Per Allam, la proposta di legge è “una buona pratica e un buon esempio di come lavorare sulla norma e sulla conflittualità culturale. Perchè bisogna rimettere l'orologio sull'ora della modernità”. Diversi i commenti favorevoli alla proposta dei tre deputati anche da parte di esponenti del mondo islamico: Souad Sbai, presidente dell'Associazione donne delle comunità marocchine in Italia, Yahya Pallavicini, vicepresidente del Coreis.
Ricordiamo anche che lo scorso 11 settembre il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare per invitare gli ufficiali dello stato civile a non tener conto dei nulla osta rilasciati in alcuni stati che subordinano tale rilascio alla adesione alla fede musulmana in quanto “palesemente contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento italiano” (ImmigrazioneOggi del 21 settembre 2007).
(Alberto Colaiacomo)



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