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4 dicembre 2008
OIM: nel XXI secolo si continuerà ad emigrare per cercare lavoro.
Forte competitività per “alte qualifiche” e ricerca di operai non qualificati attireranno ancor di più immigrati nei Paesi sviluppati. Nel 2030 Cina e India avranno “il 40% della manodopera lavorativa mondiale”.
È ancora la ricerca di lavoro la motivazione alla base delle migrazioni nel XXI secolo, l’unico modo per molte popolazioni di rispondere alle sfide economiche e sociali della mondializzazione.
Questo è il messaggio del World Migration Report 2008 dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) presentato a Ginevra lo scorso 2 dicembre.
Il Rapporto, giunto alla seconda edizione ed incentrato sul tema della “Gestione della mobilità della manodopera in un panorama economico mondiale in evoluzione”, afferma che la richiesta di una maggiore efficienza produttiva, conseguenza di una forte concorrenza mondiale, fa sì che i lavoratori si trovino a far parte di un mondo sempre più interconnesso e caratterizzato da una mobilità sempre più marcata.
In un mondo che conta attualmente più di 200 milioni di migranti internazionali (due volte e mezzo in più rispetto al 1965) e in cui la maggior parte degli Stati sono allo stesso tempo Paesi di origine, di transito e di destinazione, il Rapporto afferma che la mobilità umana è diventata una scelta di vita dettata da forti disparità demografiche, economiche e di opportunità di lavoro, sia all'interno che all'esterno delle varie regioni geografiche di appartenenza.
In un mondo in cui i Paesi industrializzati, già in competizione nella ricerca di migranti altamente qualificati, hanno anche bisogno di manodopera meno qualificata - egualmente necessaria - queste pressioni sulla mobilità lavorativa, secondo l’OIM “sono destinate ad accentuarsi ulteriormente”.
Tutto ciò è dovuto essenzialmente al fatto che i lavoratori locali sono sempre meno disponibili a trovare un impiego in settori meno qualificati quali agricoltura, edilizia, settore alberghiero e assistenza a domicilio. Entro i prossimi 50 anni questi Paesi conosceranno una ulteriore penuria di manodopera anche a causa del basso tasso di natalità e del progressivo invecchiamento della popolazione attiva. Questi due fattori faranno sì che il numero degli ultrasessantenni sarà circa il doppio rispetto a quello dei bambini.
Secondo il Rapporto la bassa offerta di lavoro che attualmente caratterizza il mercato mondiale della manodopera a livello locale, rischia ancora di aggravarsi. Le tendenze demografiche mostrano che, in assenza d'immigrazione, nei Paesi a sviluppo avanzato la popolazione attiva dovrebbe ridursi del 23 % entro il 2050.
In questo lasso di tempo in Africa le persone in età da lavoro passeranno dai 408 milioni del 2005 a 1 miliardo e 120 mila e Cina e India rappresenteranno il 40 % della manodopera lavorativa mondiale entro il 2030.
Per l’Oim “la priorità per ogni Paese e per l'economia globale è quindi quella di pianificare e di mettere in atto metodologie di intervento che permettano un effettivo incontro dell'offerta e della domanda di manodopera, in un contesto che garantisca condizioni legali, sicure e umane”.
(Al. Col.)
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