| News ed eventi |
 |
4 dicembre 2008
Immigrazione e minori: diminuiscono i non accompagnati mentre sono molti i problemi di integrazione per i figli degli immigrati.
La Fondazione Ismu ha organizzato il convegno “Verso quale integrazione per i minori stranieri”.
Si è svolto lunedì scorso a Milano il convegno “Verso quale integrazione per i minori stranieri” organizzato dalla Fondazione Ismu, Istituto di studi sulla multietnicità.
Nel corso dell’incontro sono state illustrate due ricerche: una sulla condizione dei minori non accompagnati in Italia ed una sull’integrazione dei pre-adolescenti figli di immigrati nella realtà milanese.
In “Separated children” si evince che, al 30 settembre 2007, erano circa 6.500 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, un numero inferiore alla media dei primi anni ‘90 (8 mila), e concentrati soprattutto in Sicilia (2.133 casi), primo punto d'approdo dei migranti dal sud del Mediterraneo, e Lombardia (1.053).
Complessivamente si è passati dagli 8.194 del 2003 ai 7.583 del 2005 ai 6.551 del settembre 2006. I minori stranieri non accompagnati sono prevalentemente maschi (91,04%) e provengono soprattutto da Marocco (1.514), Albania (1.163) e Palestina (914). Seguono Egitto, Afghanistan e Iraq.
Con l’indagine “Somiglianze e differenze. Le nuove generazioni della società multietnica” si sono analizzate, attraverso il confronto tra le aspirazioni dei giovani figli di immigrati ed i coetanei milanesi, le dinamiche di integrazione.
Secondo un campione di 17mila pre-adolescenti italiani, stranieri e figli di coppie miste emerge che tra gli stranieri il 35,5% dichiara di “non sentirsi italiano”, contro il 32% che afferma il contrario. Per quanto riguarda gli esiti scolastici, solo 31,1% dichiara di avere un rendimento scolastico “buono”, (a fronte del 45,6% degli italiani). Una buona percentuale di giovani stranieri vorrebbe iscriversi alle scuole superiori: il 38% degli stranieri maschi sogna un istituto tecnico professionale, e il 23,2% il liceo, ma tra le ragazze la percentuale sale al 36,1%. E c'è anche chi vorrebbe andare oltre: il 43,9% dei maschi e il 54,2% delle femmine ha in programma l’università.
(Al. Col.)
|
 |
|
|
|
|