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News ed eventi
12 dicembre 2008 

Immigrazione e salute: per l’Istat gli stranieri stanno meglio degli italiani.
Per loro migliori condizioni di salute e stili di vita più sani rispetto agli italiani. Minore attenzione alla prevenzione.


La popolazione straniera residente in Italia è mediamente in migliori condizioni di salute rispetto agli italiani. Questo il dato che emerge dall’indagine “Condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari”, condotta dall’Istat nel 2005, e diffusa ieri nella collana “Statistiche in breve” per quanto riguarda le condizioni di salute dei cittadini stranieri. La ricerca ha riguardato un campione complessivo di 60mila famiglie (il triplo rispetto alla precedente edizione del 2003) e tra queste 3,5 mila erano straniere. Si tratta quindi di immigrati iscritti in anagrafe e regolarmente residenti e, precisa l’Istituto, di giovane età non essendoci alcun intervistato con più di 64 anni.
L'80,3% degli stranieri dichiara di stare bene o molto bene, contro il 71,8% tra gli italiani e, sempre dall’indagine, il 22,8% gli stranieri dichiara almeno una malattia nelle quattro settimane precedenti l'intervista, contro il 27,4% tra gli italiani.
La domanda di salute espressa con il ricorso ai servizi sanitari evidenzia complessivamente un minore accesso rispetto a quello degli italiani, a parità di età, sebbene con alcune peculiarità.
Sono più contenute le prestazioni sanitarie, come visite mediche e accertamenti diagnostici (il 18,4% contro il 24,6% per gli italiani ha effettuato una visita medica nelle quattro settimane precedenti l’intervista, e il 6,8% contro il 9,6% accertamenti diagnostici), in particolare quelle di tipo specialistico che si dimezzano nella popolazione straniera, con un minor ricorso allo specialista privato. Il tasso di ricovero è più basso per gli uomini stranieri rispetto a quelli italiani, e va nell’analoga direzione per le donne quando si escludono i ricoveri per parto.
È invece più frequente il ricorso ai servizi di emergenza: sono più diffusi gli accessi al Pronto Soccorso in particolare per gli uomini stranieri (il 7,0% rispetto al 4,2% degli italiani nei tre mesi precedenti l’intervista è ricorso al Pronto Soccorso), anche per la maggiore incidentalità che si registra in questa popolazione. Nel percorso della maternità le donne straniere si rivolgono in misura nettamente maggiore delle italiane all’assistenza presso un consultorio pubblico durante la gravidanza (38,3% contro il 13,7%).
Differenze molto marcate tra gli immigrati e la popolazione italiana si evidenziano invece sui comportamenti di prevenzione e tutela della salute. In particolare la quota di uomini stranieri che non controlla la pressione arteriosa è pari al 39,1% (tra gli italiani è pari al 22,0%), tra le donne straniere si riduce al 31% (tra le italiane è pari al 17,3%).
Agli screening per la prevenzione dei tumori femminili ricorre al massimo la metà delle donne straniere nelle fasce d’età raccomandate (51,6% il pap test e 42,9% la mammografia), mentre per le italiane i tassi superano il 70% (rispettivamente 71,8% e 73,1%). E anche in questo caso si evidenziano disuguaglianze nell’accesso, a svantaggio delle donne straniere di più basso status sociale.
Negli stili di vita emergono per i cittadini immigrati comportamenti più virtuosi, in particolare nel caso dei maggiori fattori di rischio quali il fumo di tabacco e l’eccesso di peso.
Il tabagismo è un’abitudine diffusa nel 27,9% degli uomini e nel 14,6% delle donne straniere tra i 14-64 anni e, rispetto ai cittadini italiani, sia per gli uomini (30,9% contro il 27,9%) che per le donne (20% contro 14,6%), si evidenzia una minore diffusione del “vizio del fumo”.
Per quanto riguarda il peso, sono sostanzialmente simili le persone obese (10%) e in sovrappeso (39%) tra i maschi stranieri e italiani, mentre si registra una maggiore quota di donne sovrappeso straniere (25%) contro le italiane (21%).
Dall’indagine, spiega l’Istat, emerge “una sostanziale equità del Sistema Sanitario Nazionale, sebbene siano ancora da rimuovere alcune limitazioni nell’accesso da parte della popolazione straniera”. Secondo l’Istituto, le criticità per la popolazione straniera “si concentrano in particolare nella prevenzione dei tumori femminili e più in generale nella prevenzione, nel ricorso alle prestazioni di tipo specialistico”. Molte di tali limitazioni, spiegano i ricercatori, “potrebbero trovare semplice soluzione in una più efficace comunicazione che tenga conto delle specificità culturali e sociali della popolazione straniera residente”.
(Alberto Colaiacomo)


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