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17 dicembre 2008
Immigrazione e salute: investire in politiche sanitarie nei Paesi poveri per salvaguardare la salute dei Paesi di immigrazione.
Secondo il primario del S. Gallicano, Aldo Morrone, “occorre facilitare l’accesso degli immigrati ai servizi sanitari per favorire screening di diagnosi precoce”.
Investire in politiche sanitarie nei Paesi poveri del mondo è “un buon affare” anche per la salute degli italiani. A dirlo ieri è stato Aldo Morrone, primario all'Istituto San Gallicano di Roma e direttore generale dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp) intervenendo al convegno “Le malattie oculari nel Nord e Sud del mondo. Le patologie oftalmiche ed i flussi migratori”.
Secondo il medico, “bonificando alcune parti del pianeta da malattie endemiche, si tutela in un mondo ormai globalizzato il benessere generale”.
Secondo Morrone “se vogliamo garantire la salute per chi vive nel Nord del mondo, dobbiamo investire sul Sud. A partire dalle malattie più dimenticate, come quelle oculari che oggi non hanno precedenze rispetto a tante altre”. La classe medica è di fronte a una grande sfida. “Il fenomeno immigratorio - prosegue l'esperto - non è solo foriero di problemi, ma anche di grandi risorse. La presenza di persone che provengono da altre aree del pianeta, dove sono endemiche malattie ormai scomparse in occidente, può determinare un investimento scientifico su queste malattie utile a ridurne la diffusione e rendere più sicuro il pianeta”. Per questo Morrone propone di coinvolgere gli immigrati “in screening di diagnosi precoce, facilitando l'accesso ai servizi sanitari pubblici, riducendo i costi”.
(Red.)
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