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16 gennaio 2008

Inizio 2008 amaro e con beffa per gli ucraini bloccati alle frontiere terrestri di Polonia e Ungheria: la ricevuta postale italiana non vale nulla senza una disposizione ufficiale della Commissione Ue.
Probabile rimpallo di responsabilità tra Italia e Commissione, ma ciò che urge è risolvere immediatamente il problema.


A dicembre tutti i mezzi d’informazione hanno divulgato la circolare del Ministero dell’interno del 12 dicembre (nr. 400/C/2007/5003/P/12.214.3.2/II DIV) avente ad oggetto “Uscita dal territorio nazionale degli stranieri già regolarmente presenti che hanno richiesto il rinnovo del titolo di soggiorno ovvero il primo rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o ricongiungimento familiare”.
Il Ministero stabiliva che “Di seguito alle circolari di pari categoria, concernenti la tematica in oggetto, si rappresenta che questa direzione centrale ha nuovamente richiesto al Consiglio ed alla Commissione europea di accordare facilitazioni al transito, attraverso gli Stati membri, dei cittadini di Paesi terzi che, quantunque regolarmente soggiornanti in Italia, sono in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Tale facilitazione temporanea di transito, valida dal 14 dicembre 2007 al 31 marzo 2008, è concessa soltanto agli stranieri che, provenienti dall’Italia o diretti verso l’Italia, siano in possesso, all'atto del transito, della ricevuta di Poste Italiane Spa attestante l'avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del titolo di soggiorno, del passaporto in corso di validità o del documento di viaggio equipollente e del titolo di soggiorno scaduto. Il transito potrà avvenire attraverso le frontiere terrestri, marittime ed aeree”.
È vero che nella circolare era scritto “ha nuovamente richiesto alla Commissione ed al Consiglio…” ma il testo divulgato attraverso i siti ufficiali e ripreso dalla stampa specializzata non lasciava adito ad alcun dubbio circa l’immediata operatività della disposizione ministeriale, così che moltissimi cittadini stranieri tra i quali numerosissimi ucraini si sono fidati dell’informazione e sono partiti per le vacanze natalizie in Patria essendo in possesso della ricevuta di Poste Italiane, usando le vie terrestri, che sono più economiche rispetto agli aerei. Però, al loro ritorno in Italia, alle frontiere ungheresi e polacche hanno scoperto che non potevano passare attraverso i territori di questi Paesi senza un valido permesso di soggiorno o un visto. I più fortunati sono riusciti a passare dopo una lunga attesa di 15-20 ore pagando un visto di transito di 80 euro. Altri sono dovuti ritornare in Ucraina per chiedere un visto di reingresso all’Ambasciata Italiana a Kyiv.
Il Sig. Vasyl Piekh, residente a Roma da otto anni, è partito con la propria macchina per passare le vacanze alla città di Lviv con la famiglia: “Il 12 gennaio mi hanno bloccato alla frontiera polacca, dicendo che non posso attraversare la Polonia senza un valido permesso di soggiorno o visto”, racconta Vasyl. “Quando gli ho detto della circolare del ministero dell’Interno che permetteva gli spostamenti nell’area Shengen in questo periodo, mi hanno risposto che non erano a conoscenza di una tale normativa. Sono ritornato a Lviv e dopo aver fatto la fila al Consolato di Polonia per ottenere un visto di transito, ho ricevuto la risposta di andare nell’Ambasciata Italiana e chiedere un visto di rientro. Sono disperato”.
Conosco più di 60 casi del negato rientro ai cittadini ucraini in possesso della ricevuta di Poste Italiane e permesso di soggiorno scaduto, che si sono verificati alla frontiera ungherese”, racconta Mario Tronca, Presidente dell’Associazione Culturale Cristiana Italo-Ucraina di Roma. “Gli hanno proposto di pagare un visto di transito di circa 100 euro a ciascuno, che a mio parere è ingiusto e scorretto. Quando abbiamo contattato il console ungherese a Roma, lui era stupito dei lunghi tempi di attesa del rinnovo del permesso di soggiorno”.
Dunque, per molti ucraini le vacanze natalizie 2007 sono state tutt’altro che felici e rilassanti. Molti di loro ancora in Ucraina aspettano il loro destino, mentre qui in Italia li aspettano i datori di lavoro in ansia per le loro “colf e badanti”. Come è potuto accadere un fatto simile? Si tratta di una burocratica mancanza di comunicazione a livello europeo o di un’irresponsabile disinformazione? Si spera che al più presto si risolva questo problema e che un simile fatto non accada mai più, perché non si tratta solo di carte, ma di vite umane!
(Oleksandr Horodetskyy, Presidente dell’Associazione Cristiana Ucraini in Italia)



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