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23 gennaio 2008

Diritti, doveri e collaborazione tra Stati europei: riconoscere la minoranza linguistica dei Rom.
La cronaca dei lavori del primo giorno della “Conferenza europea sulla popolazione Rom” organizzata dai Ministeri dell’interno e della solidarietà sociale.

È stato il sottosegretario all’interno Marcella Lucidi ad aprire i lavori, ieri, della Conferenza europea sulla popolazione Rom organizzata a Roma dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno e dal Ministero della solidarietà sociale.
Il sottosegretario Lucidi ha illustrato il progetto di riconoscere la minoranza linguistica dei rom, riprendendo quanto già previsto da una legge del 1999, e anche di agevolare la ricostruzione dello status giuridico dei rom, di cui si occuperà una commissione interministeriale ed anche le associazioni delle comunità. Per il sottosegretario, l'obiettivo del Governo è predisporre politiche nazionali positive contro l'emarginazione, che interessino i rom, i sinti e i camminanti, a cui ha chiamato a lavorare, con responsabilità, gli enti locali e le associazioni.
Per queste comunità - ha affermato la Lucidi - vanno affermati diritti e doveri ed è necessaria la collaborazione tra Stati europei”.
La Conferenza è stata organizzata alla vigilia della Giornata della memoria, per sottolineare la necessità di non disperdere il ricordo dello sterminio dei Rom durante la Seconda Guerra Mondiale; nel corso del meeting, che si concluderà oggi, per una migliore conoscenza delle minoranze, sarà svolta una ricostruzione storica della presenza dei Rom, Sinti e Camminanti in Italia e in Europa e saranno affrontati i temi dell'istruzione, come elemento fondante della convivenza, della casa, come sostegno per un’integrazione possibile, e della tutela dei diritti e rispetto delle regole. 
Il professor Marco Impagliazzo, docente all'Università per stranieri di Perugia, ricostruendo la storia della presenza dei Rom in Europa ed in Italia, ha ricordato che “la più grande minoranza d’Europa, circa 7-9 milioni di Rom sono presenti sul nostro continente sin dal XIV sec, viene da una storia fatta di sette secoli di intolleranza nei loro confronti e di persecuzioni culminate con il genocidio subito sotto il nazismo. Anche il sentimento diffuso in Europa di 'antigitanismo' ha provocato ed è stato alla base dello sterminio subito dal popolo zingaro”. 
Attualmente gli zingari in Italia sono tra i 110.000 ed i 130.000 - ha affermato il prof. Impagliazzo - 60.000 dei quali sono italiani. Dobbiamo superare l'approccio emotivo ed emergenziale al tema della presenza degli zingari in Italia, che risale al quindicesimo secolo, e non può essere trattata come un'emergenza”.
Alla giornata inaugurale della Conferenza ha offerto il suo contributo anche il professor Renato Mannheimer, presidente dell'Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione (ISPO), che ha illustrato i risultati della ricerca “Italiani, Rom e Sinti”.
Alexander Vladychenko, direttore generale della coesione sociale del Consiglio d’Europa, ha riferito l'apprezzamento dell'Organizzazione europea per lo sforzo del governo italiano nell’organizzazione della conferenza.
In rappresentanza del Governo romeno è intervenuto Dana Varga, consigliere personale del primo ministro per la problematica dei rom, per il quale “il problema dei rom non deve essere affrontato a livello politico nazionale, ma occorre portare il problema a livello europeo con soluzioni condivise chiare e concrete”.
Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha quindi concluso i lavori della prima giornata della Conferenza proponendo “di creare un progetto nazionale con fondi 'dedicati', nel rispetto delle autonomie degli enti locali ma che vada coordinato e supportato a livello centrale”.
Va ricordato - ha detto il ministro - che i Rom non sono incompatibili con il fatto di avere una casa, andare a scuola ed avere un lavoro. Ecco perché è necessario costruire una politica su tre pilastri: scuola, casa e lavoro”.
A margine dei lavori del primo giorno si è svolta anche la tavola rotonda, moderata dal giornalista Gad Lerner, con gli amministratori locali ed i presidenti di regione. Secondo Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, lo sforzo da fare per combattere la tentazione di criminalizzare un'intera popolazione è da un lato quello di capire la realtà e dall'altro superare la schizofrenia tra una lettura buonista del fenomeno e una “caccia allo straniero”.
D'accordo anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, il quale mira per l'inserimento dei rom nella sua città all'alloggio e alla scuola e ad una campagna di sensibilizzazione che aiuti gli abitanti ad una accettazione degli zingari. Il prefetto di Roma, Carlo Mosca si è invece soffermato sulla doppia valenza del tema sicurezza: “Bisogna accedere alla convinzione che si fa sicurezza con il rispetto dei diritti sociali attraverso politiche sociali sulla scuola, la casa ecc...”. Per Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, bisogna creare le condizioni perché “le diversità si mescolino” attraverso la conoscenza della storia della realtà rom, evitando le concentrazioni e lasciando che i rom si autorappresentino. Anche il sindaco di Pisa, Paolo Fontanelli, nel riferire sul buon esito di un progetto di inclusione della sua città, ha sottolineato la necessità di superare la logica degli accampamenti e di inserire le famiglie zingare nei quartieri, ma con il sostegno dei servizi sociali che si rendono garanti dell’iniziativa nei confronti dei condomini.
(Al. Col.)



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