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31 gennaio 2008

Immigrati bengalesi: dopo 48 ore di sciopero della fame e della sete 7 ricoveri in ospedale.
Al terzo giorno di sciopero la situazione sembra ancora senza sbocchi. Appello dell’associazione Dhuumcatu.


Continua lo sciopero della fame e della sete intrapreso da 800 giovani bengalesi che richiedono la protezione umanitaria a seguito del ciclone Sidr.
Gli immigrati irregolari bengalesi avevano ottenuto dal Governo la sospensione delle espulsioni ma - come informa una nota dell’associazione Dhuumcatu - manifestano dal 9 gennaio presso la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma  per richiedere il permesso di soggiorno per protezione umanitaria.
Dopo un mese dalla convocazione presso il Viminale del tavolo sull'Emergenza Bangladesh e l'incontro del 9 gennaio col prefetto di Roma - si legge nella nota - le istituzioni nazionali e locali, pur riconoscendo lo stato di emergenza politica e soprattutto umanitaria in cui riversa il Bangladesh dopo il passaggio del ciclone Sidr, non si sono ancora impegnate a riconoscere la protezione umanitaria a favore dei cittadini bengalesi presenti in Italia, impossibilitati ad aiutare le proprie famiglie in difficoltà”.
L'associazione Dhuumcatu “lancia un appello al senso di responsabilità dinanzi a 800 giovani bengalesi che hanno scelto lo sciopero della fame e della sete come via ultima per chiedere il riconoscimento, sancito dal diritto nazionale ed internazionale, alla protezione umanitaria”.
Secondo fonti dell'agenzia sanitaria Ares 118 all’Ansa, dopo 48 ore di sciopero sono stati sette i bengalesi portati in ospedale mentre con un’unità mobile di rianimazione sono stati trattati sul posto una decina di casi.
(Al. Col.)



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