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21 luglio 2008
Immigrazione, piano casa e assegno sociale: verso la conferma la stretta del Governo sui diritti sociali degli immigrati.
Oggi alle 17 la Camera vota la fiducia sulle disposizioni sullo sviluppo economico. L’Esecutivo ribadisce nell’emendamento Dis.1.1. le limitazioni su case popolari e assegno sociale.
Oggi alle 17 la Camera voterà la fiducia al Governo sul disegno di legge di conversione del decreto legge 112 nel testo riformulato dall’esecutivo con l’emendamento unico dis.1.1.
Come anticipato giovedì scorso, le Commissioni avevano proposto modifiche agli articoli del decreto legge relativi ai requisiti per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica (art. 11) ed all’assegno sociale (art. 20) con il chiaro intento di limitarne al massimo la fruizione da parte degli stranieri immigrati.
Il Governo, nel maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge che oggi la Camera si accinge ad approvare, ha confermato la proposta delle Commissioni su questi punti: per la casa popolare, 10 anni di residenza in Italia - o cinque anni nella regione - e, per l’assegno sociale, 10 anni di regolare soggiorno e 10 anni di lavoro continuativo con un reddito almeno pari all’importo dell’assegno sociale.
Sull’assegno sociale l’emendamento del Governo non chiarisce se queste limitazioni - come sembra - riguardino tutti gli aventi diritto, italiani, comunitari ed extracomunitari, ovvero riguardino solo i secondi. Il dubbio è insito nella terminologia adottata che peraltro si discosta da quella utilizzata nella relazione tecnica che illustra il disegno di legge di conversione. Infatti, mentre in questo documento si parla di aventi diritto “ a condizione che siano residenti in via continuativa nel territorio nazionale….” - requisito esigibile anche dal cittadino italiano - nel testo del decreto legge e nell’emendamento si parla di aventi diritto “che abbiano soggiornato legalmente”. Poiché è difficile riferire una condizione di “soggiorno” al cittadino italiano, le restrizioni, a questo punto, potrebbero riguardare solo i comunitari e gli extracomunitari.
In quest’ultimo caso, mentre il Governo non si esporrebbe alle sacrosante rimostranze dei connazionali che di fatto subirebbero una forte limitazione all’accesso al beneficio dell’assegno sociale, l’Italia presterebbe il fianco ad una doppia procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Una, per la violazione della direttiva 38 sulla circolazione dei cittadini europei che riconosce ai titolari del diritto di soggiorno permanente (che si consegue dopo cinque anni) il diritto di accesso ai diritti sociali anche di natura economica alla pari dei nazionali; la seconda, per la violazione della direttiva 109 che riconosce analoga parità di trattamento ai cittadini extracomunitari titolari di permesso CE che, come è noto, si può conseguire dopo cinque anni di regolare soggiorno.
(Raffaele Miele)
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