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15 ottobre 2008
“Permesso di soggiorno a punti”: proposte dal Senato per una nuova edizione del libro “Seicentoventi giochi per esercitare la mente”.
Editoriale
Chissà se Ennio Peres, l’enigmista che ha ideato per sé la definizione di "giocologo", raccoglierà lo spunto offerto da alcuni senatori leghisti per rivedere il suo fortunato libro “Seicentoventi giochi per esercitare la mente” aggiungendone un altro, “Il permesso a punti”, riservato però ai soli lettori stranieri immigrati in Italia.
Chissà se alla prossima conferenza annuale dell'Accademia Americana di Neurologia studiosi e clinici segnaleranno il caso Italia per il contributo alla prevenzione delle malattie degenerative del sistema nervoso, soprattutto dell'Alzheimer, avendo indotto i propri immigrati stranieri ad esercitare la mente per tutta la vita, pratica che sembra provato protegga dalla malattia attualmente più diffusa nel mondo.
Chissà se sotto Natale le industrie più leste faranno in tempo a lanciare sul mercato un nuovo videogioco “Il permesso a punti”: vince chi riesce a togliere più punti all’immigrato. Un premio speciale a chi riesce anche a cacciarlo.
Chissà se i senatori leghisti Bricolo, Mauro, Bodega, Mazzatorta e Vallardi che hanno redatto l’emendamento all’atto senato 733 - per intenderci il disegno di legge Disposizioni in materia di sicurezza pubblica - dal titolo “Art. 18-bis (Accordo di integrazione per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno)” ne hanno valutato fino in fondo il significato e la sua portata, che non è certo quella scherzosa della premessa. Sembrerebbe proprio di no!
A dire il vero la proposta esordisce con affermazioni ragionevoli e condivisibili, come l’idea di far sottoscrivere al cittadino straniero un “Accordo di integrazione” con lo Stato, per impegnarsi a rispettare i valori della Costituzione italiana ed a “partecipare alla vita economica, sociale e culturale della società”.
Ma la ragionevolezza qui finisce, perché l’emendamento, anziché puntare su modalità coerenti e partecipative per la realizzazione dell’”Accordo”, si affida ad una calcolatrice e, con una visione puramente ragionieristica del rapporto Stato/immigrati, stabilisce rigorosi parametri premiali o sanzionatori per il rilascio ed il mantenimento del permesso di soggiorno, proprio come avviene per la patente a punti.
Al cittadino straniero che chiede il rilascio del permesso di soggiorno sarà rilasciato un punteggio iniziale di dieci crediti in presenza dei seguenti requisiti: 1) livello adeguato di conoscenza della lingua italiana, certificato in rapporto agli standard minimi definiti nel Quadro di Riferimento Europeo Comune per le lingue del Consiglio d'Europa; 2) adesione alla Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione di cui al Decreto del Ministero dell'interno 23 aprile 2007; 3) conoscenza basilare delle regole fondamentali dell'ordinamento giuridico il cui rispetto costituisce un presupposto indispensabile per la convivenza pacifica.
In occasione del rinnovo del permesso di soggiorno, il cittadino straniero potrà incrementare i crediti attribuiti inizialmente attestando: 1) la mancanza, per il periodo di due anni, di violazioni di una norma di comportamento da cui derivi la decurtazione dei crediti (il che avviene in caso di: condanna per violazione di una delle norme del codice penale non soggetta all'ordine di espulsione del giudice; illeciti amministrativi; illeciti tributari); 2) il superamento di un corso atto a verificare il livello di integrazione sociale e culturale del cittadino straniero e il raggiungimento degli obiettivi di integrazione sottoscritti; 3) un livello adeguato di partecipazione economica e sociale alla vita della comunità nazionale e locale.
Nella proposta, dopo i criteri di decurtazione dei crediti, sulla falsa riga del sistema “patente a punti”, si ammette la possibilità di recupero con appositi corsi di integrazione “volti a coinvolgere lo straniero in attività socialmente utili”.
Ovviamente, nel caso di azzeramento dei crediti è disposta la revoca del permesso di soggiorno e l'espulsione.
L’idea di affidare lo status giuridico del cittadino straniero - perché di questo si tratta - ad un sistema che ricorda più un concorso a premi non convince non solo in via di principio, ma neppure sotto i più elementari aspetti operativi.
1) La stipula dell'Accordo di integrazione, si dice, rappresenta condizione necessaria per il rilascio del permesso di soggiorno. Ma “accordo” significa incontro di due o più volontà per dar vita ad un successivo rapporto. I proponenti, invece, non si chiedono affatto se anche lo Stato debba partecipare al gioco mettendo sul piatto una posta che non sia il solo permesso di soggiorno, ma qualcosa di più. La Francia, ad esempio, con la riforma del 2006 “Loi n. 2006-911 du 24 juillet 2006 relative à l’immigration et à l’intégration” ha pure previsto un “contratto di accoglienza ed integrazione” che gli stranieri, di età compresa tra i 16 e i 18 anni ammessi per la prima volta nel Paese e che intendano rimanervi stabilmente, dovranno sottoscrivere, ma ha pure messo a disposizione degli immigrati gli strumenti pubblici per la formazione linguistica e civica, obbligo che l’emendamento leghista non prende in considerazione.
2) L’esame. Chi deve attribuire i crediti? Risposta dell’emendamento: “Allo svolgimento delle attività connesse alla sottoscrizione, attuazione e verifica dell'Accordo di integrazione si provvede a valere sulle risorse umane, finanziarie e strumentali preposte all'espletamento delle funzioni relative al rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno.” In parole più semplici, l’ufficio immigrazione della questura o dell’UTG dovrà accertare il livello adeguato di conoscenza della lingua italiana (acquisendo un certificato), l’adesione alla Carta dei valori (sarà sufficiente una firma?) ed infine la “conoscenza basilare delle regole fondamentali dell'ordinamento giuridico il cui rispetto costituisce un presupposto indispensabile per la convivenza pacifica”, cioè un vero e proprio esame. Tutto ciò quando questure e UTG non riescono a garantire neppure lontanamente i tempi di legge per la consegna di permessi e nulla osta.
3) Per non subire la decurtazione dei crediti, ad ogni rinnovo (chissà se i proponenti sanno che molti permessi hanno durata anche di sei mesi o di un anno!) occorrerà dimostrare il superamento di un corso atto a verificare il livello di integrazione sociale e culturale del cittadino straniero e il raggiungimento degli obiettivi di integrazione sottoscritti, un livello adeguato di partecipazione economica e sociale alla vita della comunità nazionale e locale ed infine di non aver subito condanne o commesso illeciti amministrativi o illeciti tributari. Perciò, attenzione a non passare con il rosso o di prendere una contravvenzione per divieto di sosta, perché si rischia di perdere il permesso di soggiorno!
Oggi le Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia del Senato riprendono l’esame del disegno di legge 733 voluto dal Governo per contrastare alcuni aspetti “patologici” delle immigrazioni, ma che ora sembra destinato a trainare anche una mini riforma del testo unico immigrazione: permesso a punti, trasferimento delle competenze ai comuni, imposizione di una tassa sui permessi di soggiorno, referendum per autorizzare le moschee ed altro ancora.
Nel “Permesso a punti”, forse più che negli altri emendamenti, si riassume - con una terminologia tecnica e meno invasiva - la politica leghista in materia di immigrazione, dai toni sempre più elevati ed esasperati che non contribuiscono certo alla costruzione di quel dialogo indispensabile ad una società inevitabilmente multietnica e multiculturale.
(Raffaele Miele)
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