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News ed eventi
21 ottobre 2008

Immigrazione e salute: emendamento sulla salute “dannoso e pericoloso”. Un documento della Società italiana di Medicina delle Migrazioni invita il Senato a ritirare la proposta.
Per la SIMM l’emendamento “spingerà all’incitamento sociale”, “potrà produrre percorsi ed organizzazioni sanitarie parallele al di fuori dei sistemi di controllo”; “creerà condizioni di salute particolarmente gravi” e  rischia di avere “gravi ripercussione sulla salute collettiva”.


Dannoso e pericoloso: così la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni definisce l’emendamento al “pacchetto sicurezza” (Decreto legislativo 733) proposto dalla Lega Nord nell’ambito dell’esame dell’atto in commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali del Senato.
L’emendamento prevede due modifiche al comma 4 e comma 6, e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione).
La cancellazione del comma 5, spiega la SIMM in un documento, “è di estrema gravità”. Attualmente è previsto che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”. Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, “voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega” spiegano alla SIMM.
La logica che ha ispirato l’attuale legislazione - afferma Salvatore Geraci, presidente della SIMM - non è solo quella di aiutare e curare l’immigrato irregolare, deontologicamente corretta, ma in particolare di tutelare la collettività come prevede l’articolo 32 della Costituzione; il rischio di segnalazione o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria, creerebbe una barriera insormontabile per l’accesso e spingerebbe ad una clandestinità sanitaria pericolosa per l’individuo ma anche per la popolazione laddove possano esserci malattie trasmissibili”.
Secondo Geraci, l’effetto della cancellazione di questo comma “vanificherebbe il lavoro fatto negli ultimi 13 anni che ha prodotto importanti successi nell’ambito sanitario tra gli immigrati”: riduzione dei tassi di Aids, stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale ...).
La proposta dei senatori leghisti prevede anche la modifica al comma 4 dove si prevedono le prestazioni sanitarie erogate gratuitamente qualora i cittadini stranieri siano “privi di risorse economiche sufficienti, fatte salve le quote di partecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani”. Nell’emendamento è invece previsto “Le prestazioni… sono erogate previo pagamento della relativa tariffa ovvero delle quote di compartecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani qualora i richiedenti risultino privi di risorse economiche. Nel caso in cui la prestazione da erogare sia classificata urgente e non differibile, il pagamento della tariffa o della quota di compartecipazione è posticipato. In caso di rifiuto del richiedente alla corresponsione di quanto dovuto ai sensi del presente comma, le strutture sanitarie ne trasmettono segnalazione all’autorità competente’’.
Un provvedimento che per la SIMM “amplificherebbe la difficoltà di accesso facendo della barriera economica e dell’eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di “cure gratuite agli indigenti”), un possibile strumento di esclusione, forse compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni”.
La modifica del comma 6 è invece un adeguamento rispetto al mutato quadro delle competenze sanitarie a seguito del processo di devoluzione inserendo come parametro di riferimento anziché il “Fondo sanitario nazionale” i “trasferimenti alle Regioni”.
La SIMM in una nota della Presidenza invita a ritirare l’emendamento perché  “spingerà all’incitamento sociale, rendendo invisibile una popolazione che sfuggirà ad ogni forma di tutela sanitaria e di contatto sociale legittimo”; “potrà produrre percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie parallele al di fuori dei sistemi di controllo”; “creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile”; rischia di avere “gravi ripercussione sulla salute collettiva”.
L’organizzazione sanitaria prospetta anche la possibilità che molti operatori ricorrano ad una “obiezione di coscienza” per il primato di scelte etiche e deontologiche.
(Alberto Colaiacomo)


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