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News ed eventi
11 settembre 2008

Ocse: cresce meno che in passato l’immigrazione regolare, in aumento quella irregolare.
Immigrati sono il 12% della popolazione nei Paesi Ocse ed il 7,6% in Italia. Aumentano i flussi per ricongiungimento familiare.


Continua l’emigrazione verso i Paesi Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ma a ritmi meno sostenuti che in passato. È il dato che emerge dal Migration Outlook dell’organizzazione presentato ieri a Parigi.
Nel 2006, ultimo anno di rilevazioni, le persone di origine straniera rappresentavano il 12% del totale della popolazione dei Paesi membri dell'organizzazione, il 18% in più rispetto al 2000, con un aumento degli ingressi riscontrato in questo inizio secolo in particolare negli Stati Uniti, in termini assoluti, e in Irlanda, Finlandia, Austria, Spagna ed Italia in termini relativi.
L'immigrazione legale ha continuato a crescere all’interno dell’organizzazione nel 2006 (+5%), ma più lentamente che negli ultimi due anni (+12% nel 2005 e +18% nel 2004). I minori flussi dell’ultimo anno derivano principalmente dalla diminuzione dei livelli di immigrazione registrati negli Stati Uniti, mentre in proporzione gli aumenti più forti sono stati constatati in Portogallo, Svezia, Irlanda e Danimarca (oltre il 20% in ciascun caso) e le diminuzioni più marcate in Austria (-18%) e in Germania (-11%). Secondo l’organizzazione, alla diminuzione dei flussi regolari si accompagna una crescita dell’irregolarità.
Le migrazioni per motivi familiari predominano (44% sull'insieme dei Paesi dell'Ocse), contro il 14% per le migrazioni di lavoro nei flussi a carattere permanente, raggiungendo quasi il 70% negli Usa e quasi il 60% in Francia. Si discosta in questo caso l’Italia dove, rispetto alla media generale, gli ingressi sono caratterizzati per tre quarti da motivi di lavoro.
Nel 2006, il 60% dei flussi migratori verso i Paesi europei dell'Ocse provenivano dall'Europa, mentre quasi il 50% di chi è emigrato nei Paesi non europei veniva dall'Asia.
Parallelamente, l'Europa è stata la destinazione dell'85% dei movimenti migratori provenienti dal NordAfrica, mentre quasi il 60% degli immigrati provenienti dall'Africa subsahariana si sono recati in Paesi non europei dell'organizzazione. La Cina (10,7%), la Polonia (5,3%) e la Romania (4,6%) sono i Paesi da cui nel 2006 sono originati i flussi maggiori.
Secondo il Rapporto in Italia gli immigrati sono il 7,6% della popolazione e l’8,6% della forza lavoro, contribuendo nel 2006 per il 60% alla crescita dell’occupazione.
Flussi migratori che, secondo l’Ocse, troppo spesso rispondono solo a logiche di manodopera a basso costo e che trascurano l’ingresso di lavoratori altamente specializzati.  In Italia gli stranieri concorrevano nel 2006 al 9,7% della forza lavoro di basso livello, che in Italia rappresenta il 39,3% del totale del mercato del lavoro.
Complessivamente, il 25,1% degli stranieri occupati in Italia viene adibito a occupazioni elementari, il 23,9% a lavori artigianali, il 12,6% a occupazioni nei servizi o nel retail, il 12,5% a lavori meccanici, il 9,4% a lavori professionali, il 5,1% a posizioni da custode o inserviente e il 5,1% a posizioni di responsabilità. Resta infine un 4,7% di liberi professionisti.
Nella classifica dei Paesi per tasso di assunzione degli stranieri, l'Italia si colloca al nono posto mentre i valori più alti si hanno in Svizzera, Portogallo, Irlanda e Stati Uniti.
Particolarmente marcata in Italia la differenza tra sessi: essa è terza per quanto riguarda l'assunzione di stranieri uomini, ma solo 17esima per quanto riguarda l'assunzione delle donne.
In genere sia uomini che donne sono pagati in tutti i Paesi Ocse mediamente il 20% meno dei lavoratori locali. Solo in Australia sembra esservi un trattamento paritario.
L'emigrazione rappresenta una delle più grandi sfide del secolo ed è un problema che è destinato a restare fra di noi per lungo tempo vista la sempre maggiore globalizzazione dell'economia. Per questo deve essere affrontata in maniera razionale e lungimirante con un approccio unitario, non con interventi improvvisati e scollegati come avviene ancora troppo spesso” ha dichiarato alla presentazione del rapporto Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse. Secondo Gurria “i vari aspetti dell'immigrazione, dai visti alla sicurezza alle rimesse in patria sono gestiti in maniera indipendente, da agenzie diverse, senza alcun coordinamento invece occorre un approccio di lungo periodo, bisogna affrontare il problema guardandolo nei suoi risvolti economici e sociali e non solo da un punto di vista politico”.
(Al. Col.)



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