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17 settembre 2008
Ue: al summit europeo sulle popolazioni nomadi esplode la protesta contro l’Italia. In serata la lettera di protesta ufficiale dell’ambasciatore italiano alla Ue.
Per la Commissione Ue “nel ventunesimo secolo la situazione dei rom costituisce una macchia sulla coscienza dell’Europa”.
“Nel ventunesimo secolo la situazione dei rom costituisce una macchia sulla coscienza dell’Europa”, così Vladimír Spidla, Commissario Ue per le pari opportunità, ha aperto i lavori del summit sulle popolazioni nomadi d’Europa che si è svolto ieri a Bruxelles.
L’incontro, organizzato dalla Commissione europea e dalla presidenza di turno francese, ha visto la partecipazione di oltre 400 delegati tra politici, studiosi, rappresentanti della società civile e dei rom europei.
Il summit fa seguito ad alcuni recenti interventi in sede Ue sull’argomento, l’ultimo dei quali è un rapporto dell’esecutivo pubblicato il 2 luglio scorso. Il documento indica la necessità di “un’azione comune per lottare contro l’esclusione e la discriminazione di cui sono vittime i rom in Europa”.
All’incontro sono intervenuti il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, altri rappresentanti delle istituzioni Ue e dei Paesi membri, oltre a George Soros, presidente di Open Society Institute, e Romani Rose, presidente del Consiglio centrale dei sinti e dei rom di Germania.
La manifestazione si è aperta con una protesta formale di un gruppo di rappresentanti di ong europee che, durante l’intervento del presidente Barroso, hanno sfoggiato delle magliette con la scritta “Against Ethnic Profiling”, contro la schedatura su base etnica, riferendosi al censimento predisposto dal governo italiano.
La protesta è proseguita fino a quando Barroso non ha detto chiaramente “siamo d’accordo con quanto scritto nelle magliette”.
Critico verso le misure italiane anche il magnate della finanza di origine ungherese George Soros che ha dichiarato “sono estremamente preoccupato per la schedatura su base etnica in Italia. Temo che possa diventare uno standard in Europa. Queste misure dovrebbero essere illegali”.
A fare chiarezza sui provvedimenti italiani è stato il commissario Ue alla Giustizia e Libertà, Jacques Barrot, per il quale “i testi normativi sui censimenti dei campi rom in Italia sono in linea con le leggi europee, Soros ignora i fatti o è in malafede”, ha spiegato. Precisando che “bisognerà ora vedere l'applicazione di quei testi”. Barrot ha poi proseguito, tra i fischi, dicendo che “sulla base della relazione che abbiamo ricevuto il primo agosto, abbiamo dovuto riconoscere che il governo italiano ha definito degli ordinamenti che non potevano essere passibili di alcuna osservazione da parte nostra”.
A rappresentare l’Italia è intervenuta, tra le contestazioni, il sottosegretario alla Solidarietà sociale, Eugenia Roccella, che ha spiegato come in Italia, “a causa del flusso migratorio più ampio”, si è determinata “una situazione di emergenza” che ha richiesto dei provvedimenti urgenti.
Secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, nella tarda serata di ieri è arrivata a Bruxelles la protesta ufficiale dell'Italia. Fonti diplomatiche italiane hanno fatto sapere che l' ambasciatore Nelli Feroci, rappresentante permanente dell'Italia presso la Ue, ha indirizzato una lettera al commissario Vladimir Spidla per esprimere “rincrescimento” a nome del governo italiano perché durante il Vertice europeo “non è stato consentito al sottosegretario Roccella di pronunciare il proprio intervento in un clima sereno, a causa di una serie di accese contestazioni da parte di alcuni elementi del pubblico”. “Episodio tanto più deplorevole - si sottolinea nella nota - alla luce della circostanza che l'intervento del sottosegretario Roccella era centrato sulle politiche d'inclusione delle comunità Rom in Italia”.
Il dibattito, dopo le polemiche del caso Italia, è proseguito con le testimonianze dei vari rappresentati che hanno discusso i temi del dossier preparato dagli organizzatori nel quale sono stati segnalati quattordici ostacoli all’integrazione dei nomadi nei Paesi di accoglienza, tra i quali la carenza di educazione scolastica e di formazione; l’insufficienza nelle competenze linguistiche; il difficile inserimento nel mondo del lavoro; il mancato accesso alla “cittadinanza attiva”; la “presenza di stereotipi e di pregiudizi”; l’assenza di concrete politiche di integrazione; gli “effetti dissuasivi dei sistemi di sicurezza sociale”.
Nel suo intervento, il presidente della Commissione Ue Barrot ha ribadito che ogni discriminazione basata sulla razza o l’origine etnica è vietata nell’Ue “in tutti i settori della vita sociale”. Eppure “la discriminazione nei confronti” degli zingari “persiste e il 77% degli europei ritiene che essere rom in Europa costituisce uno svantaggio”.
(Alberto Colaiacomo)
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