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18 settembre 2008
Ue: la Commissione contro l’aggravante di clandestinità se riferita ai cittadini comunitari.
Il portavoce di Barrot riferisce che la Commissione ha chiesto modifiche al Viminale sia sui decreti legislativi all’esame di Bruxelles che per “parte della legislazione già in vigore”. Martedì il servizio giuridico dell’Europarlamento aveva giudicato “non conforme” l’aggravante di clandestinità.
“Abbiamo già chiaramente fatto capire al governo italiano che ci sono delle modifiche da apportare affinché questa legislazione sia effettivamente in linea con il diritto comunitario”. Così Michele Cercone, portavoce del commissario europeo per Giustizia, Libertà e Sicurezza Jacques Barrot, ha risposto ieri a Bruxelles ad una domanda dei giornalisti sulla pronuncia della Commissione giuridica del Parlamento europeo che dichiarava “non conforme” l’aggravante di clandestinità per gli immigrati che commettono un reato, prevista in uno dei decreti del pacchetto sicurezza ratificati dal Parlamento italiano lo scorso 23 luglio.
“Barrot - ha sottolineato Cercone - vuole e considera suo dovere vegliare affinché le legislazioni degli Stati membri applichino le direttive europee e desidera avere un diritto chiaro, consolidato, compatibile con le norme Ue. Nel caso specifico è chiaro che chiederemo e abbiamo già chiesto al governo italiano di introdurre le modifiche necessarie e faremo tutto ciò che è in nostro potere e nelle nostre competenze per essere sicuri che le norme italiane restino in linea con il diritto Ue”.
Martedì scorso, il servizio giuridico del Parlamento europeo aveva comunicato alla commissione Libertà civili dell'Europarlamento di aver giudicato non conformi al diritto Ue le nuove norme italiane, entrate in vigore in luglio, che considerano la clandestinità come aggravante per chi commette un reato.
Secondo il servizio giuridico "le disposizioni concernenti il diritto comunitario si oppongono a una legislazione nazionale che stabilisce una circostanza aggravante generale, in relazione a un crimine o a un delitto, per il solo fatto che la persona interessata sia un cittadino di uno Stato membro che si trova irregolarmente sul territorio di un altro Stato membro".
Secondo il parere, quindi, se l'irregolare è comunitario allora non può venirgli applicata alcuna aggravante, mentre il caso di un extracomunitario rientra nelle esclusiva competenza del Paese interessato. Il decreto italiano prevede un aggravante pari a un terzo della pena se a compiere il delitto è un soggetto presente illegalmente in Italia, “senza specificare se il soggetto in questione è comunitario o extracomunitario”.
A questo punto la situazione del “pacchetto sicurezza” italiano si complica ancor più rispetto a quanto anticipato da ImmigrazioneOggi riguardo le osservazioni della Commissione sullo schema dei decreti legislativi riguardanti l’asilo, il ricongiungimento familiare e la circolazione dei comunitari per i quali il Governo ha richiesto un parere preliminare. Qui, le osservazioni di Bruxelles riguarderebbero comunque solo il decreto sulla circolazione dei comunitari nei punti in cui prevede l’espulsione dei cittadini Ue come sanzione nei casi di omessa richiesta dell’iscrizione anagrafica entro tre mesi dall’ingresso ed impone dei limiti minimi di reddito per poter ottenere la residenza. Entrambe le misure sarebbero in contrasto con la normativa Ue.
(Alberto Colaiacomo)
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