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News ed eventi
25 settembre 2008

Ricongiungimenti: per l’Aibi il nuovo decreto renderebbe ancora più difficile la “vicenda irrisolta” dei minori islamici in kafalah.
Proprio lo scorso luglio un pronunciamento della Corte di Cassazione che giudicava l’istituto religioso una sorta di adozione ai fini del ricongiungimento.


L'associazione Amici dei bambini (AiBi) esprime preoccupazione per le conseguenze del decreto legislativo sui ricongiungimenti familiari, che “lascia irrisolto il nodo dell'accoglienza dei minori provenienti dai Paesi islamici”.
In particolare, se approvato il decreto, questo impedirebbe “alle famiglie maghrebine residenti in Italia di accogliere i minori abbandonati dei loro Paesi di origine”. Marco Griffini, presidente AiBi afferma che questo renderebbe ancor più difficile “la vicenda irrisolta dei minori in “kafalah” (la più alta forma di tutela dell'infanzia abbandonata nei Paesi dell'Islam)”.
La kafalah è la presa in carico dell'educazione di un bambino da parte di una famiglia, senza che siano acquisiti legami di parentela. “I flussi migratori dal Magreb - continua Griffini - impongono una risposta definitiva al problema dei bambini abbandonati di questi Paesi. La kafalah dovrebbe essere considerata come una misura di protezione dei minori abbandonati, tale da renderli titolari di ogni diritto”.
Il presidente AiBi nota “con amarezza” che “non facendo chiarezza sulla kafalah, si è persa l'opportunità di sanare la violazione dei diritti di migliaia di bimbi abbandonati”.
Con una sentenza depositata lo scorso 17 luglio la Corte di Cassazione si era pronunciata affinché la kafalah venisse considerata alla pari dell’affido ai fini del ricongiungimento familiare. Anzi, secondo i giudici della Corte, la kafalah, più dell'affidamento, è vicina all'adozione, in quanto, mentre l'affidamento ha natura essenzialmente provvisoria, la kafalah (ancorché ne sia ammessa la revoca) si prolunga tendenzialmente fino alla maggiore età dell'affidato.
(Al. Col.)



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