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News ed eventi
30 settembre 2008

Iscrizione anagrafica degli stranieri: i certificati provenienti dall’estero non potranno più essere tradotti in Italia da un traduttore giurato, ma solo dall’autorità consolare italiana.
Il nuovo orientamento è stato espresso dal sottosegretario all’interno Davico in risposta ad una interrogazione parlamentare del deputato Contento (PdL).


Con una interrogazione parlamentare il deputato Contento (PdL) ha chiesto chiarimenti al Ministro dell’interno su come si debbano comportare i comuni quando ricevono una richiesta di iscrizione anagrafica da parte di stranieri che producono certificati provenienti dall’estero, legalizzati dal consolato italiano, ma tradotti in Italia.
Il caso sollevato alla Camera nasce da un contrasto tra il Comune e la Prefettura di Pordenone. Per i funzionari dell’anagrafe friulana gli unici certificati redatti all’estero che possono essere accettati sono quelli tradotti dall'autorità consolare italiana, secondo quanto previsto dell'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 394/1999, modificato dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 334/2004. Invece, per la Prefettura di Pordenone, sono da ritenere validi anche i certificati rilasciati da un'autorità straniera ed autenticati dall'autorità consolare italiana all'estero, anche se tradotti da un traduttore ufficiale operante in Italia, in analogia con quanto avviene per le pratiche di concessione della cittadinanza italiana.
“Tale interpretazione” - ha spiegato il Sottosegretario nella sua risposta alla Camera del 25 settembre - “non incidente sugli aspetti inerenti la certezza e la legalità del documento, era volta ad assicurare la coerenza generale del sistema in un'ottica di semplificazione amministrativa. Invece successivi approfondimenti hanno però indotto il Ministero a privilegiare una interpretazione più rigorosa dell'articolo 3, comma 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445/2000, ed in linea con l'orientamento del Comune di Pordenone che, pertanto, verrà seguita per la risoluzione di analoghi quesiti”. Il deputato Contento ha espresso la sua soddisfazione per la risposta fornita dal Governo, la quale “ha confermato la sua tesi sulla illegittimità della interpretazione fornita dal Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell'interno in relazione alla questione posta dalla prefettura di Pordenone”.
(Red.)



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