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6 Luglio 2009
Reato immigrazione clandestina. Il Governo lancia messaggi rassicuranti per colf e badanti e assicura che l’incriminazione è solo per i nuovi ingressi.
Per arginare le proteste del mondo cattolico il portavoce Bonaiuti si avventura in una stravagante interpretazione della norma penale che, invece, colpirà indistintamente tutti gli irregolari presenti in Italia.
A soli quattro giorni dalla definitiva approvazione del Decreto sicurezza e del reato di immigrazione clandestina, il Governo - tramite il portavoce Bonaiuti - getta acqua sul fuoco delle polemiche ora sollevate dalla sua stessa componente cattolica, nella persona del sottosegretario Giovanardi, che sollecita una regolarizzazione per colf e badanti altrimenti a rischio di una incriminazione di massa. Per il sottosegretario alla Presidenza, infatti, non ci sono problemi in quanto “le nuove norme sulla sicurezza non incidono sulle persone che già sono in Italia perché le norme penali riguardano solo il futuro e non sono retroattive”. Sulla stessa linea anche Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, che in una nota nega che il problema posto da Giovanardi esista: “come sanno tutti, un reato penale non è mai retroattivo”.
Certamente se il nuovo reato avesse previsto solo l’ingresso clandestino - come peraltro scritto nella formulazione iniziale della norma - l’incriminazione avrebbe riguardato solo gli stranieri entrati in Italia dopo l’approvazione della legge. Però, dato che il nuovo articolo 10 bis punisce non solo l’ingresso ma anche il soggiorno illegale nel territorio dello Stato e non stabilisce alcuna deroga in proposito, chiunque si troverà in Italia dopo l’entrata in vigore della legge - a prescindere dalla data del suo ingresso - sarà inevitabilmente oggetto di denuncia. Altrettanto improbabile, a questo punto, un provvedimento di regolarizzazione mirato ad una sola categoria di stranieri (colf e badanti) senza prima modificare la norma penale appena approvata poiché, altrimenti, si determinerebbe una inammissibile disparità di trattamento.
(R.M.)
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