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30 Luglio 2009
Regolarizzazione: per la Cisl occorre superare alcune “criticità” del provvedimento.
Il sindacato chiede di prevedere forme di ammonimento per i datori di lavoro che non vogliono fare domanda di regolarizzazione. Per la Cisl occorre considerare anche i lavoratori impiegati part-time in più famiglie.
Prevedere misure che permettano ai cittadini non comunitari di regolarizzarsi da soli qualora il datore di lavoro si rifiuti di farlo. È la richiesta del sindacato Cisl che, pur apprezzando il testo della regolarizzazione in discussione al Senato, chiede di “risolvere alcune criticità”.
Secondo il segretario confederale Liliana Ocmin “nel Dl, ad esempio, non sono contemplate possibili procedure che consentano al lavoratore/lavoratrice di presentare autonomamente la domanda di regolarizzazione a fronte di un diniego del datore di lavoro. Su questo aspetto bisogna intervenire prevedendo un sistema di ammonizione/denuncia del datore di lavoro che sfrutta l'immigrazione clandestina ed alimenta il lavoro nero”.
La Ocmin si sofferma anche sull’impossibilità per lo straniero regolarizzato di estendere la regolarizzazione anche al coniuge ed ai figli mediante procedura di ricongiungimento familiare, con un formula accelerata rispetto alla prassi di ricongiungimento se questi già si trovano in Italia e ne abbiano i requisiti.
Un ulteriore problema, fa notare il sindacato, è che “il procedimento non prevede la regolarizzazione, da parte di più datori di lavoro, per il singolo lavoratore/lavoratrice che presta servizio ad ore in più luoghi/famiglie. In tal senso è necessario intervenire adottando specifiche misure per evitare che si penalizzino sia i lavoratori/lavoratrici che non dispongono di un lavoro full-time, ma che svolgono attività part-time o ad ore in più sedi, sia i datori di lavoro che non necessitano di un sostegno a tempo pieno del dipendente, ma che esprimono necessità diverse”.
(Red.)
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