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30 ottobre 2009
Regolarizzazione colf e badanti: non portare a termine la procedura di emersione può costare molto caro al datore di lavoro.
Il Ministero dell’interno ribadisce che, salvo casi eccezionali come ad esempio la morte della persona assistita, è necessario completare le procedure per evitare sanzioni penali ed amministrative.
Il datore di lavoro - nel suo stesso interesse - è tenuto a completare la procedura di emersione del lavoratore extracomunitario occupato alle sue dipendenze e successivamente può far cessare il rapporto di lavoro. Lo ribadisce in una circolare del 29 ottobre la Direzione centrale per le politiche dell'immigrazione e dell'asilo - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione rispondendo ai quesiti che sono giunti da diversi Sportelli unici per l'immigrazione.
Soltanto dopo aver perfezionato gli adempimenti previsti dalla normativa, il datore di lavoro potrà eventualmente porre fine al rapporto di lavoro, nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro domestico.
Nel caso in cui la rinuncia a perfezionare l'emersione sia dovuta a causa di forza maggiore, ad esempio il decesso della persona da assistere, sarà consentito, al momento della convocazione dello Sportello, il subentro di un componente del nucleo familiare del defunto, ovvero il rilascio al lavoratore extracomunitario di un permesso di soggiorno per attesa occupazione.
Che vi sia un interesse a completare le procedure da parte del datore di lavoro è chiaramente deducibile dalla lettura del comma 9, art. 1ter, della legge 102/2009: nei casi in cui si proceda all'archiviazione del procedimento cessa la sospensione dei procedimenti penali ed amministrativi nei confronti del datore di lavoro per le violazioni relative all'impiego di lavoratori, anche di carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale.
(Red.)
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