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09 ottobre 2009
Ue: procedura d'infrazione contro l'Italia per un bando di concorso della Provincia di Sondrio per alloggi agevolati a studenti in cui si richiede la cittadinanza italiana e la residenza da almeno cinque anni.
Per Bruxelles si tratta di “discriminazione diretta contro altri lavoratori dell'Ue e i loro familiari”.


La Commissione Europea ha avviato una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per discriminazione degli studenti stranieri a Sondrio sul fronte degli alloggi agevolati. Lo si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles. L'esecutivo Ue ha inviato oggi a Roma una lettera di messa in mora, primo passo della procedura, in quanto, si legge nella nota, l'Italia “ha indetto un concorso per l'assegnazione di appartamenti ad affitto agevolato a studenti universitari basato su due condizioni discriminatorie: essere cittadino italiano e aver risieduto nel territorio nel quinquennio precedente”.
“La libera circolazione delle persone è un principio fondamentale dell'Ue - ha dichiarato Vladimìr Spidla, commissario Ue per l'Occupazione e gli affari sociali - ed assicura che i cittadini non siano discriminati sulla base della nazionalità. Un finanziamento degli studi concesso agli studenti sotto forma di agevolazione abitativa è un vantaggio sociale che deve essere garantito senza discriminazione nei confronti dei lavoratori migranti e dei loro figli”. Adesso, ha sottolineato Spidla, “l'Italia deve modificare la sua normativa e rispettare il diritto alla parità di trattamento”. Il bando di concorso pubblicato dalla Provincia di Sondrio riguarda l'accesso per gli studenti ad appartamenti ad affitto agevolato di proprietà della Provincia di Sondrio e siti a Milano, la città più vicina che offre corsi universitari. La normativa comunitaria prevede che i lavoratori migranti godano degli stessi vantaggi sociali di cui fruiscono i lavoratori nazionali. “La condizione di nazionalità fissata in Italia - si legge nel comunicato - potrebbe quindi rappresentare una discriminazione diretta contro altri lavoratori dell'Ue e i loro familiari mentre il requisito di residenza configurerebbe una discriminazione indiretta, anch'essa vietata dalla normativa comunitaria”.
(Red.)

 
 
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