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02 marzo 2010 “1 marzo: un giorno senza di noi”. Grande partecipazione alle manifestazioni in tutta Italia. Editoriale
“Un giorno senza di noi” proprio non lo è stato. In migliaia ieri sono scesi in piazza, più italiani che immigrati, per ricordare l’importanza dei “nuovi cittadini” per la società italiana. Una presa di coscienza, la rivendicazione di diritti violati, una festa, una giornata di sensibilizzazione: questo e molto altro hanno rappresentato le manifestazioni che si sono svolte nelle maggiori città italiane.
Come in tutti i grandi eventi di questo tipo, nati spontaneamente su internet e diffusi attraverso il passaparola, non è mancato chi ha tentato di dare alla manifestazione altri significati e, purtroppo, coloro che hanno causato incidenti.
La giornata di ieri, anche se ben riuscita e partecipata, non rappresenta però nessun punto di svolta e forse nemmeno un inizio. Ancora una volta, gli immigrati e coloro che sono al loro fianco, sono stati una parte: un modo di intendere il Paese, un’idea a cui contrapporsi o che si contrappone a qualcos’altro. A far chiarezza non ha giovato la definizione di “sciopero degli immigrati”, avanzata dagli organizzatori e poi smentita quando era troppo tardi per evitarne una connotazione antagonista.
E la moltitudine di organizzazioni e di sigle partecipanti, a cui sono seguite rivendicazioni più o meno coerenti, non ha aiutato a capirne meglio il significato.
Finché i diritti degli immigrati saranno utilizzati come terreno di battaglia politica e, soprattutto, non saranno condivisi, l’immigrazione sarà terreno di scontro.
Prendiamo però quello che c’è di buono in una giornata che certamente non passerà inosservata, proponiamo già da ora un prossimo 1 marzo, senza chiamarlo sciopero. (Alberto Colaiacomo)
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