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21 maggio 2010
Accordo di integrazione: il Consiglio dei Ministri approva il regolamento sul “permesso di soggiorno a punti” che riguarderà solo i futuri immigrati e non gli stranieri già presenti in Italia.
Il testo del provvedimento sarà definito entro lunedì, andrà al Consiglio di Stato per il parere ed entrerà in vigore il 120° giorno successivo alla pubblicazione in GU.

Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il regolamento che dà esecuzione all’accordo di integrazione, la norma voluta dalla legge n. 94 del 2009 sulla sicurezza pubblica. Entro lunedì dovrebbe essere disponibile il testo licenziato da Palazzo Chigi. Il provvedimento sarà deliberato in via definitiva dopo avere acquisito i pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata. Poi, con la firma del Capo dello Stato, sarà pubblicato nella GU ed entrerà in vigore dopo 120 giorni.
Su di un punto – probabilmente quello che più interessa i nostri lettori – non esistono margini di incertezza: l’accordo dovrà essere sottoscritto solo dai cittadini stranieri che faranno ingresso in Italia e chiederanno il primo permesso di soggiorno a partire dalla data di entrata in vigore del regolamento. Non solo: saranno esclusi i minori degli anni 16 ed i maggiori di anni 65 e tutti gli stranieri che chiederanno un permesso di soggiorno di durata inferiore ad un anno. Dalla sottoscrizione saranno esentati anche gli stranieri affetti da patologie o disabilità tali da comportare gravi difficoltà di apprendimento. Quindi, ad esempio, saranno esclusi dalla sottoscrizione dell’accordo gli stagionali ed i manager titolari di visto per affari o per lavoro autonomo con soggiorno inferiore ad un anno. Una scelta, questa, dettata non solo dalla necessità di non portare ad estreme conseguenze una norma sulla quale comunque gravano alcuni dubbi di legittimità costituzionale, ma anche per non caricare ulteriormente gli sportelli unici e le questure di inutili adempimenti.
La prudenza del Governo, stando almeno alle bozze attualmente disponibili, si evince anche dal meccanismo di attribuzione e decurtazione dei punti. Infatti, il criterio adottato prevede che l’immigrato acquisisca crediti già nel primo mese del suo arrivo in Italia in modo quasi automatico. Sarà sufficiente partecipare ad una sessione formativa civica organizzata dallo sportello unico che, a quanto è dato sapere, dovrebbe consistere nella visione di uno o più filmati sulla vita in Italia. Poi, nei due anni a seguire, si dovrà impegnare a conseguire altri crediti, fino a trenta punti, che saranno attribuiti solo se si dimostrerà di aver frequentato corsi di istruzione o lingua e cultura italiana. In alternativa, la conoscenza della lingua potrà essere verificata direttamente dallo sportello unico tramite un apposito test. Chi non avrà raggiunto i 30 crediti avrà ancora un anno a disposizione per conseguirli. Chi al termine del biennio avrà zero punti (perché avrà subito condanne o avrà commesso illeciti amministrativi o tributari particolarmente gravi) o non avrà comunque raggiunto i 30 crediti neppure al termine del terzo anno, subirà la revoca del permesso di soggiorno e sarà espulso.
(R.M.)



 
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