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28 ottobre 2010
Accordo di integrazione. Secondo il ministro Maroni, “punti decurtati solo a seguito di condanne penali” ma il PD non si fida.
L’opposizione, con Livia Turco, chiede una discussione parlamentare sul decreto che darà attuazione all’accordo di integrazione. Oggi l’esame del provvedimento alla Conferenza unificata.

“Per l’insegnamento della lingua italiana agli immigrati extracomunitari, sono garantite risorse pubbliche provenienti dal Fondo europeo per l’integrazione esistente presso il Ministero dell’interno: sono stati stanziati 8 milioni di euro per il 2010, 12 milioni per il 2011 e circa 7 milioni per gli anni a seguire”.
È quanto ha dichiarato ieri il ministro dell’Interno Roberto Maroni, rispondendo durante il “question time” nell’aula di Montecitorio all’interrogazione presentata dalla parlamentare del Partito democratico Livia Turco.
Per gli oneri relativi all’istituzione dell’anagrafe nazionale degli intestatari degli accordi di integrazione, informa ancora il titolare del Viminale, “le risorse dedicate ammontano a circa 2,5 milioni di euro provenienti in parte da un progetto finanziato con il bonus sicurezza per il Sud e in parte dalle normali previsioni di spesa del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, che ha già avviato intese con i Ministeri dell’istruzione e del lavoro per realizzare specifici progetti volti alla formazione civica e linguistica dello straniero, da attuare in collaborazione con Regioni ed enti locali e associazioni territoriali del terzo settore”. Maroni ha ricordato che “l’accordo di integrazione, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 20 maggio, è iscritto all’ordine del giorno della Conferenza unificata di domani (oggi, ndr), per poi essere inviato al Consiglio di Stato per il prescritto parere. Se la Conferenza l’approverà, in tempi rapidi potrà trovare attuazione”.
Il Ministro dell’interno ha sottolineato inoltre che “l’accordo di integrazione è concepito come un mezzo per favorire l’effettivo inserimento dei cittadini extracomunitari nel nostro Paese, valorizzando la loro partecipazione alla vita economica, sociale e culturale nel rispetto dei principi e dei valori sanciti dalla Costituzione. La decurtazione dei crediti avverrà solo a seguito di condanne penali e della sottoposizione a misure di sicurezza personali o della commissione di gravi illeciti amministrativi o tributari: comportamenti che indicano chiaramente la mancanza di volontà di integrarsi e di rispettare le nostre regole”.
L’accordo varato dal Governo, ha dichiarato il titolare del Viminale, “è stato strutturato in modo tale che nel percorso di integrazione lo straniero non sia lasciato solo. Verrà infatti affiancato dallo Stato che attraverso le proprie strutture e in maniera gratuita lo sosterrà nell’effettivo raggiungimento degli obiettivi previsti dall’accordo”.
Per Livia Turco il Ministro ha evitato di parlare di un aspetto del regolamento, quello relativo alle altre ragioni dell’espulsione della persona immigrata. Infatti, ha precisato la deputata, le norme in materia configurano una particolare situazione di espulsione perché, se la persona che non ottiene i crediti (su sedici crediti quindici sono forniti dalla conoscenza della lingua e della cultura italiana di base), ciò costituisce un motivo in sé di espulsione. Secondo l’esponente del PD questo aspetto andrebbe chiarito perché, se così fosse, ci troveremmo di fronte alla violazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. La lingua e la cultura italiana – ha concluso Livia Turco – devono servire per integrare, e non per discriminare e per questo motivo auspica una discussione parlamentare sul decreto che a suo parere è ancora più restrittivo della legge.
(Red.)



 
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