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01 agosto 2012
Regolarizzazione: il Tavolo Nazionale Immigrazione chiede un provvedimento che non sia discrezionale e punitivo.
Nota congiunta di Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cisl, Comunità di S. Egidio, Fcei, Sei Ugl e Uil.

Favorevoli al decreto contro lo sfruttamento e alla norma transitoria che consente la regolarizzazione, solo se questa “non abbia carattere discrezionale e punitivo”.
È questa la posizione del Tavolo Nazionale Immigrazione (Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cisl, Comunità di S. Egidio, Fcei, Sei Ugl e Uil) che, in una nota esprime “grande soddisfazione per la decisione del Governo di recepire la direttiva 2009/52/Ce, introducendo per la prima volta nel nostro Paese uno strumento che consentirà di portare avanti una battaglia seria e concreta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici di origine straniera nel mondo del lavoro”. Ma auspica “che le condizioni di accesso al provvedimento, incluso nella norma transitoria (emersione del lavoro nero), siano oggettive e indispensabili e non abbiano un carattere discrezionale e punitivo”.
Il Tavolo precisa che “la decisione presa è molto apprezzabile e tiene conto delle raccomandazioni del Parlamento, che coincidono con gran parte delle osservazioni che come Tavolo Immigrazione avevamo già consegnato ai rappresentanti del Governo”.
“Consapevoli del momento di crisi che attraversa il Paese e dell’enorme gettito contributivo e fiscale che comporterà il provvedimento – si legge nel comunicato – auspichiamo che il Governo non introduca ulteriori richieste economiche per l’accesso al provvedimento che, nonostante formalmente a carico del datore di lavoro, rischierebbero di tradursi, come in passato, in una tassa di accesso per il lavoratore”.
“Auspichiamo – prosegue il Tavolo Nazionale Immigrazione – che nel decreto di attuazione non si avanzino richieste ulteriori che, come accaduto nei precedenti provvedimenti, rischiano di attivare la deprecabile compravendita di prove e truffe, con conseguenze dannose per il rapporto tra lo Stato e il mondo del lavoro. Chiediamo inoltre che si trovino formule che semplifichino le procedure evitando contenziosi e lungaggini che appesantiscono inutilmente le Amministrazioni”.
(Red.)



 
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