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01 ottobre 2012
Regolarizzazione: il Tavolo nazionale immigrazione scrive al premier Monti per salvare il salvabile.
Diverse le proposte per contenere i costi, estendere l’interpretazione di “organismi pubblici”, tutelare i datori di lavoro dal mancato esito, salvaguardare i coniugi dei lavoratori regolarizzati.

“I dati sulle domande di regolarizzazione presentate finora confermano le nostre preoccupazioni, espresse in più occasioni e da ultimo nell’incontro con il ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi”.
È quanto ribadiscono le organizzazioni del Tavolo nazionale immigrazione – cui aderiscono Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Acli, Arci, Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Centro Astalli, Fcei, Asgi – in merito al provvedimento di legge relativo all’emersione dei lavoratori stranieri irregolari che, a detta delle associazioni, risulta poco chiaro e di difficile accesso per chi intende beneficiarne. Con una nota indirizzata al presidente del Consiglio Mario Monti e ai ministri competenti, le organizzazioni lanciano un appello “perché si introducano modifiche ai punti di maggiore criticità, formulando una serie di proposte che potrebbero aiutare a superare le difficoltà che oggi incontra chi vorrebbe utilizzare il provvedimento. Il rischio sempre più concreto – osservano – è che solo una piccolissima parte dei potenziali interessati possa accedervi, mentre quasi il 90% ne resterebbe escluso”.
In particolare, le proposte che vertono sulla prova della presenza del lavoratore al 31 dicembre 2011, sui costi eccessivi, sui limiti di reddito previsti, si prefiggono lo scopo di “allargare la platea dei beneficiari, a vantaggio dei lavoratori oggi non in regola e per questo più facilmente ricattabili, ma anche delle casse dello Stato, visto che con l’emersione si eliminerebbe una sacca di evasione importante”.
Nella nota del Tavolo nazionale dell’immigrazione si chiede al Governo di “estendere la possibilità di presentare domanda di regolarizzazione anche a quei datori di lavoro stranieri titolari di permesso di soggiorno non di lungo periodo; considerare come prova di presenza anche una dichiarazione sostituiva del datore di lavoro; interpretare in modo estensivo il termine “organismo pubblico da cui deve pervenire la documentazione sulla presenza in Italia”. Inoltre, “considerare prova di presenza i timbri di ingresso in area Schengen; consentire la regolarizzazione dei rapporti di lavoro part-time in tutti i settori; consentire al lavoratore regolarizzando di accedere al riconoscimento del permesso di soggiorno per attesa occupazione qualora il datore di lavoro non ottemperi agli obblighi conseguenti al buon esito della domanda presentata; estendere la possibilità di regolarizzazione al coniuge irregolare del lavoratore regolarizzato”.
Le organizzazioni chiedono infine di “chiarire tutti quegli aspetti che potrebbero dar luogo a scelte discrezionali degli uffici e delle autorità locali in fase di esame delle domande; contenere i costi della regolarizzazione o, almeno, prevederne la restituzione in caso di diniego o mancata formalizzazione della domanda per cause indipendenti dalla buona fede di chi la presenta; estendere il termine per la presentazione della domanda al 15 novembre 2012; chiarire che l’esercizio della potestà espulsiva è sospeso dal 9 agosto 2012 fino al 15 ottobre 2012 e per coloro che hanno presentato la domanda fino alla conclusione del procedimento relativo”.
(Red.)



 
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