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03 ottobre 2012
Regolarizzazione: ancora due settimane; poi, per chi non si adegua, sanzioni pesantissime.
I datori di lavoro che non approfitteranno della regolarizzazione rischiano grosso, soprattutto se il rapporto di lavoro presenta indici di sfruttamento.

Certamente questa regolarizzazione sarà ricordata per l’onerosità della procedura e la poca chiarezza nello stabilire i criteri di valutazione della presenza del lavoratore in Italia alla data del 31 dicembre 2011, e cioè l’attestazione da parte di un “organismo pubblico”.
Questi due elementi di criticità non dovrebbero però offuscare l’altro aspetto, di cui si parla poco ma che, una volta concluse le operazioni di regolarizzazione, procurerà non pochi problemi a quei datori di lavoro che non hanno voluto o potuto presentare la domanda di emersione.
Infatti, a partire dal 16 ottobre, saranno pienamente operative le nuove sanzioni a carico dei datori di lavoro che impiegano stranieri in condizione di irregolarità (senza permesso di soggiorno o con permesso scaduto, revocato o annullato). Se il rapporto di lavoro non sarà caratterizzato da condizioni di particolare sfruttamento, il datore rischia le pene già previste dal testo unico immigrazione e cioè la reclusione da sei mesi a tre anni, la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato ed in più, ora, anche il pagamento delle spese di rimpatrio dello straniero (nel caso di persone giuridiche, società e associazioni anche prive di personalità giuridica, si aggiunge una sanzione pecuniaria che può arrivare a 150mila euro, come prevista dal d.lgs. 231/2001). Nei casi di sfruttamento, invece, le pene potranno arrivare a quattro anni e mezzo di reclusione e 7.500 euro di multa. Il lavoratore, in questi casi, potrà presentare una denuncia a carico del datore di lavoro ed ottenere un permesso di soggiorno per tutta la durata del processo.
Quando si può parlare di particolare sfruttamento? Quando sussiste anche una sola delle seguenti condizioni: 1) la sistematica retribuzione dei lavoratori è palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque è sproporzionata rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato; 2) la sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie; 3) la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale; 4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti.
(R.M.)



 
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