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29 ottobre 2012
Regolarizzazione, l’Asgi giudica “contraddittoria e in ritardo” la circolare del Viminale per iscrivere i regolarizzandi al Servizio sanitario nazionale “solo per cure indifferibili e urgenti” nei Pronto soccorso, equiparati agli Stp.
L’Associazione lamenta il pagamento dei ticket anche a fronte del pagamento dei contributi che assicurerebbero il medico di famiglia gratuitamente.

Contraddittoria e in ritardo. L’Asgi (Associazione studi giuridici per l’immigrazione) critica la circolare del Ministero dell’interno con cui il Viminale riconosce agli stranieri che hanno fatto domanda di regolarizzazione il diritto all’iscrizione al Servizio sanitario nazionale.
Il tema è stato affrontato con colpevole ritardo, dicono i legali dell’associazione, solo 15 giorni dopo la chiusura della sanatoria. “Fino adesso – commenta Marco Paggi, legale dell’Asgi – i regolarizzandi sono stati figli di nessuno, senza nemmeno l’Stp”.
Secondo i giuristi, la prima contraddizione è nel riferimento normativo: nel testo si legge che chi attende l’esito della domanda è “assimilabile ai destinatari dell’assicurazione obbligatoria” di cui parla l’articolo 34 del Testo unico sull’immigrazione, vale a dire stranieri che sono regolarmente soggiornanti in Italia. Più avanti, però, si dice che chi non ha il codice fiscale può essere assistito come “uno straniero temporaneamente presente”. Questi ultimi, sono gli irregolari, a cui in realtà sono somministrate cure solo “indifferibili e urgenti”, cioè quelle a cui si ha accesso con il tesserino Stp. Perché tante complicazioni? Senza codice fiscale per farsi riconoscere l’indennità di malattia e di maternità, bisogna recarsi al pronto soccorso, anche quando non è urgente. “L’Inps in questo modo può risparmiare, nonostante i datori di lavoro paghino sul lavoro degli stranieri i contributi ordinari previsti dalla legge”, commenta Marco Paggi, legale dell’Asgi.
“Il tutto perché si scrive che non è possibile dare a tutti il codice fiscale”, aggiunge. Al contrario, secondo l’avvocato sarebbe sufficiente una nota agli sportelli dell’Agenzia delle entrate, “senza dover aspettare la convocazione dello Sportello unico per l’immigrazione, che chissà quando arriverà”. Ma il pronto soccorso, nei casi meno gravi, è un servizio che va pagato, a differenza del medico di base: “I codici bianchi e i codici verdi devono versare il ticket”, aggiunge Paggi. Oltre il danno dei contributi non riconosciuti, quindi, la beffa di una tassa supplementare.
(Red.)



 
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