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07 ottobre 2013
Salute: 35 mila professionisti stranieri lavorano in Italia. Il 60% si è laureato nel nostro Paese.
Quattro su dieci sono di origine romena, molti anche i polacchi. 15 mila sono medici.

La sanità italiana è sempre più multietnica. Nella “mappa” dei professionisti della salute stranieri che lavorano nel nostro Paese i più numerosi sono gli infermieri professionali. Secondo gli ultimi dati Ipasvi, si attestano a 35 mila, per lo più di nazionalità romena (circa il 43%) e polacca (il 14%) e impiegati in prevalenza al Centro e al Nord dell’Italia. Mentre i medici di origine straniera iscritti ai diversi Ordini d’Italia sono circa 15.000, per il 42,3% donne, e per il 67,5% in una fascia di età tra i quaranta e i sessantaquattro anni. In questo caso la maggior parte proviene da Paesi Ue o a sviluppo avanzato.
È il quadro tracciato da Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), in occasione del convegno Promozione della salute e cooperazione internazionale.
Ma non ci sono solo medici ed infermieri stranieri a prendersi cura della salute degli italiani. “Fisioterapisti e farmacisti sono presenti nel territorio italiano con numeri che si aggirano rispettivamente intorno ai 4.000 e ai 3.500. Per quanto riguarda i fisioterapisti – spiega Aodi – il 60% è laureato in Italia, e proviene da Palestina, Egitto, Africa, Germania, Brasile, Argentina, Filippine e Colombia. ll 40% ha invece un diploma riconosciuto in Italia e viene dai Paesi dell’Est: Russia, Polonia, Romania, Ucraina. La gran parte dei farmacisti, infine, è laureata in Italia ed è di origine palestinese, iraniana, greca, tedesca, africana, albanese, siriana”.
“Dal punto di vista lavorativo – dice il presidente dell’Amsi – molti sono presenti negli ospedali pubblici come liberi professionisti, retribuiti attraverso un sistema di gettoni o di compenso a prestazione occasionale, sebbene per periodi prolungati presso la medesima struttura. Una prassi, questa, parecchio diffusa anche nel privato, dove sarebbe formalmente possibile addivenire alla piena assunzione di personale straniero non comunitario. In ogni caso, la maggior parte di questi professionisti lavora presso strutture private e accreditate: laboratori d’analisi, ambulatori fisioterapici, cliniche private, attività specialistica privata e odontoiatria, medici di famiglia e pediatri convenzionati”.
(Red.)



 
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