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11 febbraio 2010
L’accordo di integrazione indicherà agli immigrati un “percorso naturale” minimale e saranno prevalenti gli aspetti premiali.
Il ministro Sacconi spiega alla Camera i contenuti del patto che gli immigrati che arriveranno in Italia dovranno sottoscrivere. Nessuna indicazione sulle modalità operative di attuazione dell’accordo.

Nel question time di ieri alla Camera dei deputati il ministro del Lavoro Sacconi ha illustrato i contenuti del regolamento che darà attuazione all’accordo di integrazione previsto dall’art. 4 bis del testo unico immigrazione. Per Sacconi questo patto consisterà “In un percorso naturale e non in un percorso ad ostacoli, in un percorso utile non solo a verificare la minima volontà di integrazione ma anche la capacità della persona di accumulare, attraverso i punti, una serie di crediti che la comunità deve essere pronta ad apprezzare”.
Due le componenti dell’accordo indicate da Sacconi: una essenziale ed altra premiale. La prima consiste nella richiesta all’immigrato che arriverà in Italia di imparare la lingua italiana ad un livello cosiddetto A2, di iscrivere a scuola i figli in età d’obbligo scolastico, di “frequentare un corso dai cinque ai dieci giorni di educazione civica (non un esame di diritto pubblico o di diritto costituzionale) per conoscere i principi fondamentali del nostro ordinamento, delle nostre pubbliche amministrazioni e i loro servizi essenziali, come quelli socio-sanitari”.
Gli elementi premiali sono l’iscrizione al servizio socio-sanitario e la scelta di un medico di base, la presentazione di un contratto di locazione regolare o di un mutuo per l’acquisto della casa, l’iscrizione ad attività di volontariato (la possibilità cioè di far valere il fatto che ci si dedica anche ad attività di volontariato) o ancora il fatto che si siano avviate attività imprenditoriali o che si siano conseguite onorificenze pubbliche.
Queste componenti premiali - ha detto Sacconi - non sono essenziali, “ma si aggiungono, ed è giusto riconoscere a chi effettivamente acquisisce questi meriti, avendo poi anche un voucher formativo da poter ulteriormente spendere per la propria, ancor maggiore, competenza nel nostro mercato del lavoro. Certo, poi vi sono anche i debiti: quando si violano le regole in termini tali da conseguire condanne penali, questi debiti possono anche dar luogo all’estinzione di quel patto”.
Nessuna indicazione da parte del Ministro sulle modalità di verifica delle competenze linguistiche e della conoscenza della cultura italiana, elementi che in realtà costituiscono il punto essenziale per capire se l’intenzione del Governo è quella di favorire realmente un processo di integrazione degli stranieri che arriveranno in Italia oppure se è quella di creare un vero e proprio percorso ad ostacoli tale da scoraggiare nuovi ingressi legali.
(R.M.)



 
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